Chieri

In occasione del bicentenario della nascita di Don Bosco, questo percorso riscopre la straordinaria esperienza umana e religiosa del Santo negli anni trascorsi a Chieri. Dall’angusto seminterrato in un cui visse, all’ex seminario arcivescovile oggi sede del Centro visite Don Bosco; seguendo le tappe dell’itinerario cittadino è impossibile non soffermarsi per ammirare le facciate delle splendide chiese che si incontrano lungo il cammino e che fanno di Chieri un luogo unico, meraviglioso teatro di storia, d’arte e devozione. Chieri ebbe un ruolo importante nella formazione del giovane Giovanni Bosco: dieci anni di studio, di lavoro, di esperienze che formarono la sua straordinaria personalità. Qui, infatti, soggiornò negli anni della sua formazione religiosa e culturale, anni della maturazione della vocazione religiosa e anni segnati dalle difficoltà economiche che costrinsero il giovane ad affiancare allo studio piccoli lavori. Per le vie di questa città nacquero le intuizioni pedagogiche e vocazionali che svilupperà per tutto il corso della sua vita e che saranno il grande dono carismatico che lascerà alla Chiesa.

1.Breve storia della Città di Chieri

Chieri, in provincia di Torino, è una città di circa trentatremila abitanti, situata ad est del capoluogo, ai piedi della collina torinese, sul margine meridionale delle colline del Po. Il patrono è Santa Maria delle Grazie, che viene festeggiato il 19 settembre. Chieri è conosciuta anche come la “Città dalle Cento Torri”: molte furono le torri fatte costruire, intorno all’XI secolo, come osservatorio di difesa della città. Quando Chieri diventa feudo del vescovo di Torino Landolfo, quest’ultimo fa costruire attorno alla città una cerchia di mura, caratteristica fondamentale della città Medioevale, ed erige la prima torre, i cui resti sono incorporati nel campanile della chiesa di San Giorgio. La città conserva ancora, dal punto di vista urbanistico, la struttura del Comune medievale: dal piazzale del sagrato, dove sorge la Chiesa di S.Giorgio, è possibile riconoscere la “chiocciola medievale”, un tracciato stradale disposto in cerchi concentrici, che si amplia proporzionalmente all’ampliamento della cinta muraria, in seguito a un crescente inurbamento dalle campagne circostanti. Arte e architettura della cittadina sono legate agli stili romanico e gotico, nel periodo medievale, cui segue lo stile barocco del XVII secolo. Ne è un esempio tra gli edifici di Chieri l’Arco di Trionfo che si affaccia sull’antica piazza delle Erbe, simbolo della città. Nel corso del ‘900 Chieri diviene uno dei più importanti centri di produzione tessile d’Italia. Molti stabilimenti oggi non più utilizzati sono stati rinnovati e restituiti all’uso cittadino con destinazione di servizi o di spazi per la cultura. Tra questi il complesso dell’ Area Tabasso che accoglie l’importante Archivio storico e la nuova biblioteca. Nuova risorsa attrattiva è il Centro Visite Don Bosco che rappresenta il punto focale del percorso di visita urbana dedicato alla figura del Santo e al decennio che visse a Chieri.

2.Centro visite Don Bosco


Lo spazio museale rappresenta il punto focale del percorso di visita urbana dedicato alla figura del Santo e al decennio che visse a Chieri. L’ex seminario (che ospita il Centro Visite Don Bosco) rappresenta infatti una tappa fondamentale nel percorso di fede del giovane Bosco.

Il percorso interno di visita prevede una prima sosta all’interno della sala accoglienza, nella quale un video promozionale è dedicato alla città di Chieri, e prosegue poi lungo il corridoio in cui una lapide ricorda l’episodio miracoloso; di fronte si apre la cosiddetta “Stanza del Sogno”, la camerata del seminario destinata a dormitorio. In questo ampio ambiente vengono presentati, con pannelli e proiezioni video,
quattro spazi tematici:

– la Chieri ottocentesca: descrizione del contesto cittadino, in cui visse il giovane Bosco, sotto il profilo storico, socio-politico, economico, culturale e religioso;
– la scuola e il lavoro: descrizione del contesto in cui Bosco studiò, si formò spiritualmente e lavorò per mantenersi gli studi; attraverso l’allestimento viene riprodotto un angolo di aula scolastica ottocentesca; il tema del lavoro è rappresentato da utensili di una piccola bottega di falegnameria e da oggettistica di sartoria;
– l’amicizia e la Società dell’Allegria, fondata da Bosco insieme ai giovani chieresi con l’intento di creare uno spazio di aggregazione, studio e formazione morale;
– il seminario: l’ultimo ambiente è interamente dedicato agli anni che Bosco trascorse in seminario fra disciplina, studio e preghiera.

Il Centro visite è aperto al pubblico il martedì dalle 9 alle 12, il sabato dalle 15 alle 18 e la domenica dalle 16 alle 18, via Vittorio Emanuele II, 63. Se sei un gruppo oltre le 10 persone e vuoi visitare il Centro in altri giorni e orari, contattaci per verificare la disponibilità e concordare un’apertura secondo le tue esigenze.

Per informazioni e visite: +39.011.9428440 / 342
info@turismochieri.it
sportelloturistico@comune.chieri.to.it

Depliant “Itinerario Don Bosco” – PDF

3.Istituto Salesiano San Luigi


L’opera salesiana è iniziata il 9 novembre 1891, quando il beato Michele Rua, primo successore di Don Bosco, volle aprire un oratorio per i giovani di Chieri, dedicandolo a San Luigi Gonzaga. Chiesa, edifici, rustico e terreno agricolo facevano parte di un ex monastero delle suore domenicane espropriato dal governo napoleonico nel 1802 e della Villa Balbiano. A questo si aggiunse la parte dell’oratorio nel 1934. Dal settembre 1945 l’Istituto San Luigi divenne un aspirantato dove studiavano ragazzi che nutrivano l’aspirazione di diventare sacerdoti salesiani, fino ad arrivare ai giorni nostri in cui ospita una scuola secondaria di primo grado paritaria. Accanto all’Istituto sorge la Chiesa di Santa Margherita, una bella costruzione barocca ultimata nel 1671 e restaurata nel 1851. A pochi passi dall’Istituto è situata la casa natale della Beata Maddalena Morano (Via Vittorio Emanuele 101)

4.Chiesa e convento di San Domenico


La chiesa, ultimata forse intorno al 1317 e consacrata nel 1388 subì vari rimaneggiamenti. Il campanile cuspidato, con monofore e bifore (alto 52 metri – il più alto di Chieri), è stato terminato nel 1381, mentre la facciata attuale fu costruita nel sec. XV, come pure le imposte lignee del grande portale gotico. L’interno è diviso in tre ampie navate con pilastri cruciformi i cui capitelli in pietra portano la data 1317. Il presbiterio e il coro furono ristrutturati all’inizio dei ‘600 dall’arcivescovo Carlo Broglia, i dipinti laterali e gli affreschi della volta, rappresentanti scene del Vangelo e della vita di san Domenico, sono opera del Moncalvo. Il grande crocifisso, scolpito da Martino da Casale, è datato 1522; gli stalli del coro, elegantemente intagliati, sono del 1613. L’abside affrescato da Guglielmo Caccia, detto il Moncalvo, tra il 1605 e 1615 raffigurante i 4 evangelisti, episodi della vita di san Domenico e 5 medaglioni di santi domenicani. Sulla prima colonna a sinistra dall’ingresso l’affresco trecentesco raffigurante la “Madonna del latte”. Sulla destra, verso il centro della costruzione, c’è la cappella della Madonna del Rosario. Lo splendido altare barocco in legno proviene da una confraternita di Riva di Chieri. All’altare della Madonna del Rosario Don Bosco, l’8 giugno 1841, celebrò la sua terza Messa dopo l’ordinazione, invitato dal padre Giacinto Giusiana che era stato suo professore nel corso di Grammatica. «Durante quella messa ‑ scrisse Don Bosco ‑ egli pianse sempre per commozione».

5.Via della Pace


Usciti dalla chiesa di San Domenico si svolta a sinistra su via Vittorio Emanuele. Dopo pochi passi sulla destra si incontra via della Pace. Gli edifici che si affacciano su di essa costituivano il Ghetto degli Ebrei.

Bottega del Libraio Elia

Verso la metà del vicolo, a destra (al n. 12), c’era la casa e la bottega del libraio Foa Elia che Giovanni Bosco, studente di Umanità e Rettorica, si era fatto amico. Da lui otteneva a prestito, a un soldo l’uno, i volumetti della Biblioteca Popolare Pomba, che leggeva voracemente al ritmo di uno al giorno.

Casa di Giona

Sullo stesso lato, nell’edificio in fondo alla strada, ad angolo con via di Albussano (con entrata dal n. 14 di via dellaPace), abitava Giacobbe Levi detto Giona che, tramite l’amicizia con Giovanni, abbracciò il cristianesimo e fu battezzato nel 1834. Per saperne di più sull’incontro tra il giovane Giovanni Bosco e Giona www.donboscoland.it/articoli/articolo.php?idrealta=16&id=2678

Convento Francescano e Chiesa della Pace

La strada conduce al convento della Pace dove, al tempo della permanenza di Giovanni Bosco in Chieri, viveva una comunità francescana con numeroso noviziato. Durante l’anno di Umanità, all’età di diciannove anni, egli si trovò nel momento più critico per la scelta vocazionale. Si sentiva chiamato dal Signore al sacerdozio, ma la situazione economica familiare non gli offriva alcuna speranza di continuare negli studi: aveva di fronte ancora un anno di scuola pubblica, un biennio di filosofia e altri cinque anni di teologia. Si domandò, allora, dove veramente Dio lo chiamasse. Il contatto con i Francescani gli suggerì l’idea di abbracciare la vita religiosa in quell’Ordine. Presentò domanda nel marzo 1834 e sostenne positivamente l’esame di ammissione al noviziato presso il convento di santa Maria degli Angeli in Torino, il 18 dello stesso mese. Due eventi lo indussero a sospendere l’ingresso nel noviziato francescano: uno strano sogno che lo lasciò perplesso e l’incontro con Evasio Savio. Sarà poi il consiglio di don Giuseppe Comollo, zio dell’amico Luigi, unitamente a quello di don Cafasso, a orientarlo decisamente verso il seminario. Attualmente nel convento della Pace vivono i padri Lazzaristi di San Vincenzo de’ Paoli, detti anche Preti della Missione.

6.Seminario e Chiesa di San Filippo Neri


In questo palazzo, già convento dei Padri Filippini, nel 1829 venne aperto il terzo seminario maggiore della archidiocesi di Torino. Lo aveva voluto l’arcivescovo monsignor Colombano Chiaveroti per accogliere e formare con maggior cura i chierici studenti di filosofia e teologia, che andavano aumentando sempre più. Qui terminò gli studi teologici san Giuseppe Cafasso; Don Bosco vi dimorò per sei anni. L’edificio risale in gran parte al XVII secolo. Era proprietà dei Broglia che lo donarono ai padri Filippini, i quali lo ampliarono e vi insediarono una comunità, costruendovi accanto la bella chiesa di San Filippo. I Padri dell’Oratorio vissero in questo convento fino alla soppressione napoleonica del 1801. Nel 1949 il seminario venne trasferito a Rivoli e lo stabile fu affidato ai padri Salvatoriani che vi aprirono un collegio. Successivamente fu acquistato dal comune di Chieri che lo ha restaurato e adibito a scuola. La costruzione a forma di «U» è raccolta attorno ad un vasto cortile interno, dove una bella meridiana attirò l’attenzione del chierico Bosco e del suo amico Garigliano al loro primo ingresso. Vi è scritto: «Afflictis lentae celeres gaudentibus horae», cioè «Le ore passano lentamente per coloro che sono tristi, velocemente per chi è nella gioia». Il motto fu subito scelto dai due come programma di vita. Al pian terreno si trovavano la portineria e il parlatorio, la cucina, il refettorio, la cappella interna e alcune aule. Al piano superiore c’erano le sale di studio, due camerate, l’alloggio del rettore e la biblioteca. Nell’ultimo piano erano dislocate le stanze dei superiori, l’infermeria e altre camerate.

7.Piazza Mazzini

Risalendo per via San Filippo, sul lato sinistro della chiesa, si fiancheggia la bella facciata seicentesca in cotto dell’ex convento filippino e si giunge in piazza Mazzini, anticamente piazza san Guglielmo. Questo luogo nella prima parte dell’Ottocento era il cuore della cittadina. Vi si trovava il municipio ed era animato da un vivace mercato settimanale e dalle due fiere annuali di santa Barbara e di san Leonardo. Sulla piazza si affacciano alcuni edifici legati al ricordo della permanenza di Giovanni Bosco a Chieri: la chiesa san Guglielmo, la casa del teologo Maloria, la casa dove egli abitò presso Lucia Matta, il palazzo di città, il laboratorio del falegname Barzochino.

 

Casa del Teologo Maloria  

Di fronte alla chiesa, in casa Golzio, abitava il teologo Giuseppe Maria Maloria, dotto ecclesiastico, canonico del duomo. Aveva solo ventinove anni quando, nel 1831, venne scelto da Giovanni Bosco come confessore. Il giovane studente continuerà a confessarsi regolarmente dal teolologo Maloria per tutto il tempo della sua residenza in Chieri, anche durante gli anni di seminario.


Casa Marchisio, abitazione di Lucia Matta

Qui risiedeva, durante l’anno scolastico, un’amica di mamma Margherita, Lucia Pianta vedova Matta, originaria di Morialdo. Costei, accasata la figlia maggiore, si era trasferita a Chieri per seguire il figlio Giovanni Battista studente, prendendo in affitto la casa di Giacomo Marchisio. Ella ospitava pure un paio di studenti, per poter arrotondare il bilancio familiare. Dal 1831 al 1833 accolse anche Giovanni per 21 lire al mese. La somma, pagabile pure in natura, era comunque notevole per la situazione economica dei Bosco. Giovanni allora cercò di contribuire alle spese impegnandosi in ogni modo nei piccoli lavori domestici. Per la sua condotta esemplare e giudiziosa si guadagnò subito la stima di Lucia, che gli chiese di impartire ripetizioni scolastiche al figlio, già ventunenne ma piuttosto divagato. Gli esiti furono soddisfacenti, tanto che Giovanni ottenne l’abbuono della pensione.

 

Bottega del Falegname Barzochino

Da piazza Mazzini, continuando oltre l’ex palazzo civico, si imbocca via san Giorgio. Il primo edificio a destra, con tracce di architettura gotica, è il palazzo Valfré, anticamente palazzo Mercandillo. Al pian terreno, negli ambienti chiusi da grandi portoni di legno, si trovava il laboratorio del falegname Bernardo Barzochino. Questi apparteneva a una famiglia di artigiani e artisti del legno molto stimata in Chieri. Probabilmente è qui che Giovanni Bosco veniva nei momenti liberi a prestare i suoi servizi e a imparare l’arte di costruir mobili.

1.Chiesa di San Guglielmo


La chiesa che dava il nome alla piazza è una costruzione di origini remote, più volte rifatta; l’attuale sistemazione risale al 1837. Anticamente era sede della Confraternita dei Disciplinati dello Spirito Santo, che aveva anche lo scopo di assistere gli ebrei convertiti al cristianesimo. Rettore della chiesa di San Guglielmo era don Placido Valimberti, il primo sacerdote incontrato da Giovanni al suo arrivo in Chieri. «Egli, scrive Don Bosco, mi diede molti buoni avvisi sul modo di tenermi lontano dai pericoli; mi invitava a servirgli la messa, e ciò gli porgeva occasione di darmi sempre qualche buon suggerimento. Egli stesso mi condusse dal prefetto delle scuole, mi pose in conoscenza cogli altri miei professori»

2.Scuole pubbliche del Collegio di Chieri

In via Vittorio Emanuele al n. 45 si incontra un passaggio che porta agli edifici nei quali erano collocate le scuole pubbliche di Chieri. Il passaggio conduce diritto in un cortile che era detto cortile civile; sulla sinistra, oltre un androne con trabeazione a cassettoni, se ne apre un altro detto cortile rustico. Il comune di Chieri aveva acquistato questi edifici ‑ per la verità poco adatti a un’istituzione scolastica ‑ nel 1829, in seguito alla destinazione dell’ex convento di san Filippo ad uso seminario. Proprio all’arrivo di Giovanni Bosco a Chieri, nel novembre 1831, si inauguravano i nuovi locali che ospitarono le scuole pubbliche fino all’anno scolastico 1838‑1839; col novembre 1839 furono trasferite in palazzo Tana. Durante gli studi, singolare fu l’incontro con Luigi Comollo:

www.donboscoland.it/articoli/articolo.php?idrealta=16&id=2682

3.Piazza Cavour


Su via Vittorio Emanuele in direzione di Torino arriviamo nella rettangolare piazza Cavour, detta nell’800 piazza d’Arme. A destra, nella parte alta, si affaccia la bella chiesa di san Bernardino, costruita nei primi anni del secolo XVII. L’architetto Bernardo Antonio Vittone più tardi apportò alcune modifiche e ricostruì totalmente la cupola originaria. La facciata con i due bassi campanili sormontati da statue è di Mario Ludovico Quarini. All’interno due belle tele del Moncalvo ornano l’altar maggiore e l’altare laterale destro.

 

Chiesa Sant’Antonio Abate

Fiancheggia la piazza ed ha la facciata su via Vittorio Emanuele. Si tratta di un adattamento barocco operato dal biellese Giuseppe Giacinto Bays su una precedente costruzione gotica di cui resta il campanile. Nell’interno sono da segnalare: un pulpito ligneo intagliato, del 1470; l’affresco sulla volta, di Vittorio Blanseri, raffigurante l’apoteosi di sant’Antonio; laVia Crucis a bassorilievo, in scagliola, di Giovanni Battista Bernero. A sinistra della facciata sorge l’antica casa di sant’Antonio, già sede dello Scolasticato dei Gesuiti.  Anche questa chiesa ci ricorda la presenza di Giovanni Bosco a Chieri: «Tutte le feste, dopo la congregazione del collegio

Una lapide sul lato della chiesa, verso la piazza, ricorda la presenza a questi catechismi di Giovanni con gli amici della Società dell’Allegria.

 

Albergo del Muletto

Sul lato sud di piazza Cavour, ad angolo tra via Vittorio Emanuele e via Palazzo di Città, dove oggi c’è il

Caffè Nazionale, era aperto un albergo detto del Muletto. Ci ricorda l’allegra conclusione di un’epica sfida tra il giovane Bosco e un saltimbanco. La gara, voluta dall’insistenza degli amici studenti, si svolge lungo il viale di Porta Torinese in quattro momenti: corsa, salto, bacchetta magica e arrampicata sull’albero. Giovanni supera il professionista in tutte le prove e si guadagna la notevole cifra di 240 lire. Per non rovinare il poveretto, che vede sfumare tutti i suoi risparmi, gli restituisce il denaro a patto che questi gli offra un pranzo insieme agli amici della Società dell’Allegria. Il saltimbanco accetta di buon grado e invita Giovanni e i suoi compagni (ventidue persone in tutto) all’albergo del Muletto.

4.Caffè Pianta


A pochi passi da piazza Cavour, in casa Vergnano, si trovava il Caffè Pianta. Giovanni Pianta, fratello di Lucia ved. Matta, originario di Morialdo, nell’autunno del 1833 viene a Chieri e apre un caffè con annessa sala da biliardo. E, dovendo iniziare il suo esercizio, insiste presso Margherita affinché Giovanni venga ad abitare da lui e lo aiuti nelle molteplici esigenze di un locale pubblico. Il caffè Pianta è composto da due sale, una aperta verso la pubblica via e l’altra, adibita a locale per il biliardo e il pianoforte, collocata verso il cortile interno, I due ambienti sono collegati da un vano di passaggio, addossato a una scala, nel quale si trova anche un piccolo forno in mattoni per la preparazione del caffè e dei dolci. In questa specie di corridoio si apre un sottoscala di piccole dimensioni, nel quale viene collocata una brandina di Giovanni. Uno stretto vano sopra un piccolo forno, costruito per cuocere le paste dolci e al quale si ascendeva per una scaletta, era il luogo destinatogli per dormire; per poco che egli si fosse allungato nel lettuccio, i suoi piedi sporgevano non solo dall’incomodo pagliericcio, ma dalla stessa apertura del vano. Nei momenti liberi dalla scuola egli aiuta il signor Pianta nel suo lavoro e impara a preparare caffè, dolci e liquori. La sua presenza nella sala da biliardo come cameriere e segnapunti è un efficace freno per le bestemmie e i discorsi sboccati di certi avventori. Giuseppe Pianta il 10 maggio 1888 ai salesiani di Chieri affermò: “Era impossibile trovare un giovane più buono di Giovanni Bosco. Tutte le mattine andava a servire alcune Messe nella chiesa di Sant’Antonio. In casa avevo mia madre vecchia e ammalata, ed era ammirabile la carità che egli sapeva usarle. Sovente passava la notte intera studiando, ed alla mattina io lo trovavo ancora sotto il lume acceso a leggere e a scrivere”.

 

Casa del sarto Tommaso Cumino

Nell’anno scolastico 1834‑1835 Giovanni frequenta la classe di Rettorica. Don Cafasso gli ottiene un posto in casa del sarto Tommaso Cumino. Il sarto Cumino è uomo allegro amante dello scherzo, ma un po’ ingenuo e Giovanni si diverte spesso a stupirlo con i suoi giochi di prestigio e di destrezza. Giovanni è sempre apportatore di allegrezza in tutti i luoghi nei quali mette piede. La sua urbanità contegnosa, schietta, cordiale e ilare, innamora. Nelle case di Chieri egli è desideratissimo, invitato e bene accolto anche per le meraviglie che sa operare con i giochi di destrezza. Questi giochi talmente interessano coloro che vi assistono da non aver tempo a pesare o parlare di altro. Giovanni colle sue parole s’impadronisce così delle loro menti da trarle dove vuole. “Una di queste persone impressionabili era il mio nuovo padrone di casa, Tommaso Cumino. Cristiano fervoroso, ma anche molto ingenuo, amava scherzare. E io ne approfittavo per fargliene di tutti i colori. Nel giorno del suo onomastico, aveva preparato un pollo in gelatina per i suoi pensionati. Lo portò in tavola in un tegame. Scoperchiato il tegame, saltò fuori un galletto vivo, che tutto spaventato si mise a cantare e a svolazzare.”

5.Istituto Santa Teresa delle Figlie di Maria Ausiliatrice e casa Bertinetti




Le Figlie di Maria Ausiliatrice lavorano in questo edificio inviate da Don Bosco e da santa Maria Domenica Mazzarello. I coniugi Carlo e Ottavia Bertinetti, la madrina di Battesimo di Giona, nel 1868 avevano lasciato in eredità a Don Bosco la loro casa, con il terreno circostante, perché vi aprisse un’opera a favore dei giovani chieresi. Ma una serie di difficoltà impedirono per il momento la fondazione. L’ultima domenica dell’ottobre 1876 fu avviato un piccolo Oratorio femminile. Don Bosco stesso inaugurò l’istituzione l’8 dicembre successivo, e benedisse una statua di Maria Ausiliatrice, tutt’oggi venerata nell’Istituto santa Teresa. La statua è un regalo del santo, il quale, presentandola, disse: «Per ora vi mando la Madre, poi verranno le Figlie». Due anni dopo, infatti, le Figlie di Maria Ausiliatrice presero possesso della casa assumendo la direzione dell’Oratorio e aprendovi un collegio. Col passare degli anni l’Istituto diventò casa di formazione e fu, in periodi diversi, aspirantato, postulato, noviziato e juniorato delle FMA. Qui ricevettero la loro formazione numerose suore delle prime generazioni, che contribuirono a diffondere l’opera salesiana nel mondo. Più volte Don Bosco fu in questo edificio: sono conservati lo scrittoio, la sedia e la lampada da lui usate. Oggi l’originaria casa Bertinetti non esiste più. Degli antichi edifici resta solo una vasta sala del sec. XV, dal soffitto a cassettoni decorato con gli stemmi dei crociati chieresi. Anticamente era collegata al vicino palazzo dei Tana, famiglia alla quale apparteneva la madre di san Luigi Gonzaga. Il nobile Santo abitò per un certo periodo a Chieri, ospite dei nonni. In palazzo Tana si conserva la camera in cui dormì e dove, secondo i biografi, si sarebbe flagellato.

6.Duomo e la Madonna delle Grazie


L’edificio sacro fu costruito tra il 1405 e il 1435, al posto di una pre­cedente chiesa edificata nel sec. XI sui ruderi di un tempio pagano. Sul fianco destro sporgono il campanile a monofore e bifore (eretto tra il 1329 e il 1492) e il battistero, rimaneggiato nel sec. XV, ma costruito su un battistero paleocristiano. L’interno è ricchissimo di testimonianze artistiche di ogni secolo. Segnaliamo soltanto ‑ ai fini della storia giovanile di Don Bosco ‑ la quarta cappella a sinistra, dedicata alla Madonna delle Grazie. La cappella fu costruita per voto, fatto dal consiglio comunale il 2 agosto 1630 in occasione della famosa peste «manzoniana». L’attuale struttura architettonica è opera di Bernardo Antonio Vittone, abbellita nel 1780, terzo cinquantenario del voto. La statua lignea è di Pietro Botto da Savigliano; i quadri laterali, che raffigurano scene della peste, sono dei ticinese Giuseppe Sariga. Ancor oggi, ogni anno fin dal tempo del voto, le autorità municipali rendono omaggio alla Vergine, nel giorno della sua festa, con il canto della Salve Regina. Giovanni Bosco, studente della scuola pubblica, ogni giorno, mattino e sera, viene a pregare di fronte a questa statua, memore della raccomandazione della madre: «Sii devoto della Madonna!». Pregando in questa cappella insieme all’amico Comollo ottiene luce per discernere la propria vocazione. Il 9 giugno 1841, all’altare della Madonna delle Grazie, sacerdote novello, celebra la sua quarta messa.

AUDIOGUIDE

APPROFONDIMENTI

MAPPA

Prenotazioni sul sitodonboscochieri.info

Come si arriva a Chieri da Torino (circa 18 km)

in auto: s.s 10 Torino – Asti
autostrada A21 Torino-Piacenza, uscita Villanova d’Asti.

in pullman: G.T.T. linea 30 (partenza da piazza Vittorio Veneto a Torino)

in treno: Torino stazioni di Porta Nuova, Lingotto, Porta Susa.