San Benigno Canavese

Opera fondata da don Bosco stesso nel 1879. Fu sede del primo noviziato salesiano. Don Bosco stesso vi soggiornò ben 17 volte. Nella sua camera, tuttora conservata, nella notte dal 10 all’11 settembre 1881, fece il “sogno dei dieci diamanti” sulle virtù del Salesiano e della Congregazione. Qui furono stampate le prime Memorie biografiche.
Il complesso salesiano è inserito nel contesto dell’abbazia di Fruttuaria, fondata dal monaco benedettino Guglielmo da Volpiano il 23 febbraio 1003 e ricostruita come una piccola Roma dal Cardinale delle Lanze nel 1770.
Nel 1979 furono scoperti i resti dell’abbazia romanica, oggi percorso archeologico.

1.Palazzo cardinalizio, oggi Istituto Salesiano
2.Camera di don Bosco
3.Abbazia di Fruttuaria

Il 23 febbraio del 1003 il monaco benedettino Guglielmo da Volpiano (962-1031), esponente di spicco della riforma religiosa di Cluny, architetto, musico, retore, abate di San Benigno di Digione e poi di numerosi altri monasteri in Francia, pone anche “in paterno loco” la prima pietra dell’abbazia consacrata “ad onore di Maria madre di Dio, di san Benigno martire e di tutti i santi”.
Questa abbazia, più comunemente conosciuta con il nome di Fruttuaria (dal Fructuariensis locus, sito nel territorio del feudo di famiglia), costituirà uno dei cenobi religiosi più importanti del periodo, con oltre duecento dipendenze in Italia, Corsica e Canton Ticino e con una trentina di monasteri in Germania, Austria, Boemia e Polonia, aderenti alle sue regole riformatrici contenute nelle Consuetudines.
Saranno una sessantina gli abati che si succederanno per quattro secoli e che reggeranno un territorio costituito dalle cosiddette “Terre abbaziali” di San Benigno, Lombardore, Feletto e Montanaro, ottenendo indipendenza politica, privilegi e donazioni da papi, imperatori, vescovi e re (fra cui Arduino di Ivrea, che a Fruttuaria sarà sepolto il 14 dicembre del 1015).
Da un punto di vista architettonico l’abbazia era una chiesa romanica, a tre navate, con crociera, transetto e cinque absidi rivolte a est e con, al suo esterno, chiostro, avancorpo e campanile.

 Purtroppo nel tempo tale splendore andò decadendo: i monaci si ridussero progressivamente di numero e il papa stesso decise (1477) di togliere gli abati monaci per sostituirli con abati “commendatari”, per lo più cardinali, cui affidare la cura di Fruttuaria.
La quale venne modificata anche strutturalmente, conservando dell’originaria chiesa solo più il campanile romanico. Anche politicamente ci fu la decadenza, con l’incorporazione di questo territorio nei possedimenti dei Savoia (1731).

 Ma ecco il secondo fondatore di Fruttuaria. Uno di questi abati, il cardinale Carlo Ignazio Vittorio Amedeo delle Lanze (1712-1784), grande personaggio del mondo sabaudo, colto studioso e soprattutto insigne uomo di Chiesa, organizzatore di due ostensioni della Sindone, fondatore della diocesi di Pinerolo, due volte candidato al soglio pontificio, decide di ridare nuovo splendore all’ormai decaduta Fruttuaria, volendo quasi farne una piccola Roma. E agli architetti Bernardo Vittone e Mario Ludovico Quarini dà l’incarico di costruire una grandiosa basilica sul modello di San Pietro (1770-1776).
Tale tempio coincide con l’attuale chiesa parrocchiale, ricca di opere d’arte settecentesche di autori quali Mariano Rossi, Cades, Banchero, Pedroni, Rapous, Molinari, Grassi, Pagi, Bernero.
A parte, nella mirabile sacrestia, è visibile un altro capolavoro, rinascimentale: una pala di Defendente Ferrari.
Lo “scurolo”, una suggestiva cripta settecentesca, ospita la tomba del cardinale e cinque curiosi reliquiari chiamati “I corpi santi”.
In altra urna infine sono conservati i resti dei santi Tiburzio, Primo e Feliciano, patroni del paese.

Nel 1848 tutto finisce per la seconda volta, quando, con le leggi napoleoniche prima e quelle italiane anticlericali poi, Fruttuaria diventa una semplice parrocchia della diocesi di Ivrea. Unico momento positivo, la cessione del palazzo cardinalizio a don Bosco nel 1879.

 Nel 1951 viene concessa, da Pio XII, la “restituzione della dignità abbaziale”: il parroco, pur prete secolare, riprende quindi il titolo di abate e la chiesa quello di abbazia. Oggi l’abate-parroco è un salesiano, don Gaetano Finetto.

Il ripristino della della dignità abbaziale rappresenta quasi un presagio simbolico. Nel 1979, con l’abate-parroco don Pier Giorgio Debernardi, verrà infatti riscoperta – sotto la basilica – la primitiva abbazia di Fruttuaria: e nelle due Fruttuarie il 19 marzo del 1990 papa Giovanni Paolo II, in solenne concelebrazione eucaristica con mons. Luigi Bettazzi e l’episcopato subalpino, esalterà la dignità del lavoro umano e, tra riscoperte opere d’arte, getterà rinnovati semi di fede cristiana nella terra di San Benigno.

4.Chiostro settecentesco con resti di quello del Mille

Di particolare interesse è il chiostro settecentesco.
Esso risale al Quarini il quale, anche dopo la morte del cardinale (una formella data 1785), decise probabilmente di concludere il compito affidatogli (comprensivo di Basilica, Palazzo, Chiostro e persino Casa di Carità – poi palazzo Comunale).
Detto chiostro si presenta scenograficamente maestoso, soprattutto se ci si posiziona sotto le arcate antistanti la canonica che incorniciano la possente mole della cupola.
Prima del Quarini il chiostro era quadrato (come risulta da un disegno del predecessore Vittone): il Quarini lo rese praticamente ottogonale e vi aggiunse il piano superiore, a ulteriore copertura dalle piogge.

Di tutto questo passato si era però perduta ogni traccia.
Poi, come ormai capita a Fruttuaria, all’improvviso…

 

Il chiostro del Mille

Pasqua 2007. Durante i lavori di arricciatura della parete nel corso di un restauro conservativo, emerge una tessitura in ciottoli di fiume disposta a spina di pesce, a testimonianza di chiara origine medievale.
Poi appare un arco che dà origine a una cornice fatta di formelle quadrangolari riportanti figure antropomorfe (femminili) stilizzate, contornata da racemi vegetali con andamento spiraliforme.
E altrettanto stupefacenti sono ulteriori due emergenze: due bifore caratterizzate dal doppio profilo murario con capitellino e colonnina, una intonacata e l’altra a mattoni rotondi ed entrambe poggianti su una base quadrata.
Ulteriori approfondimenti mettono in rilievo altre formelle disegnate e persino interessanti graffiti sulla pietra del basamento.
Cronologicamente si può parlare quindi di successive strutture e trasformazioni: Mille (le bifore), con riferimento ipotetico ad un chiostro forse impostato specularmente all’attuale; epoca goticheggiante (la cornice), quale probabile portale d’ingresso alla sala capitolare; sovrapposizione settecentesca (le tracce dei portali) e ultime modifiche.
I lavori sono stati curati dall’arch. Giuse Scalva della Soprintendenza e il restauro eseguito dal CESMA di Cuorgnè.
Da ricordare che già in precedenza si era proceduto ad altri interventi per il risanamento dei pilastri e la posa della pavimentazione in pietra di Luserna.

 

La sala capitolare.

La cornice a formelle sopra descritta era probabilmente il contorno della porta di ingresso alla sala capitolare.
Oggi questa sala è adibita a locali dell’oratorio salesiano, ma presenta ancora tracce di capitelli che probabilmente risalgono alla sala capitolare, ove i monaci si riunivano per discutere ed eleggere l’abate e ove lo stesso Guglielmo lanciò la sua terribile scomunica contro i monaci simoniaci che vendevano le cose sacre per… venti soldi.

 Altre volte e archi fanno ipotizzare tracce del primitivo monastero nei locali della parrocchia e di parte dell’Istituto Salesiano.

1.Percorso archeologico del Mille, ricco di affreschi, mosaici, strutture architettoniche

PERCORSO MUSEALE

Siamo nel dicembre del 1979. L’abate-parroco don Pier Giorgio Debernardi ha promosso dei lavori per la posa di un impianto di riscaldamento sotto il pavimento della basilica del Settecento. Si è quasi giunti al termine, quando, all’improvviso e inaspettatamente, appaiono tracce di mosaici.
Si avvertono le autorità e la chiesa viene chiusa per dieci anni.
Intervengono le competenti Soprintendenze: quella Archeologica (con la dott.ssa Luisella Pejrani Baricco) farà riemergere le strutture architettoniche della Fruttuaria di Guglielmo; quella per i Beni Artistici (con la dott.ssa Michela di Macco) restaurerà i mosaici e gli affreschi parietali; quella per i Beni Ambientali ed Architettonici (guidata dall’arch. Giorgio Fea) provvederà alla sistemazione strutturale.
E’ proprio questo il punto più delicato, perché bisogna permettere il ritorno alla normale fruizione parrocchiale della chiesa superiore e al contempo creare un percorso sotterraneo di visita ai reperti archeologici.
Viene così realizzata un’imponente opera di ingegneria, una struttura sospesa in ferro-cemento, ideata dall’ingegner Giulio Vallacqua, realizzata dalla ditta Giovanni Antoniono e verificata dal Politecnico di Torino: sopra si ripristina la pavimentazione settecentesca, con apertura a balconate e a vetri per ammirare i mosaici; sotto si scava una trincea che porta i visitatori lungo un articolato e comodo percorso fino al campanile.
I lavori saranno terminati nel 1990 e l’inaugurazione ufficiale del percorso museale avverrà nel 2004, con l’attuale direttrice, l’architetto Giuse Scalva.
Le visite guidate sono possibili grazie all’impegno dell’Associazione di volontariato “Amici di Fruttuaria”, presieduta dal prof. Marco Notario (per prenotazioni: 011-9880487 e 338-4128795).

 

MOSAICI

Sono quattro e posizionati nella parte anteriore della crociera dell’abbazia romanica. Risalgono non all’epoca di Guglielmo, ma a un periodo di poco posteriore, collocabile a dopo il 1066, probabilmente in coincidenza con la presenza a Fruttuaria dell’imperatrice Agnese che, riconoscente per l’ospitalità, onorerà il monastero di “doni non modici”.

  1. Il mosaico sud è il più bello e rappresenta due grifi alati che si affrontano rampanti su un tralcio di vite. Il grifo è un animale simbolico: nella sua doppia natura di aquila e leone raffigura Cristo, Dio e Uomo. In tal senso indicherebbe anche il Nuovo Testamento. I grifi vengono pure spesso collocati a difesa del luogo sacro, l’altare appunto.
  2. Un fregio decorativo, sempre di opus tessellatum, fatto di cerchi secanti a formare foglie di palma e arricchito da elementi zoo-fitomorfi, collega il mosaico sud a quello nord.
  3. Questo, purtroppo incompleto, rappresentava due leonesse affrontate (se ne vede solo più una e parzialmente). La sua particolarità è di avere lo sfondo costituito da pezzi di marmo (opus sectile) e il suo significato può essere biblico: il leone di Giuda e il Vecchio Testamento.
  4. Il mosaico ovest, collocato su un gradino inferiore rispetto ai precedenti, riporta a sinistra due grifi (sempre affrontati) in posizione piana, con arcatella e tralcio di vite, e a destra quattro aquilotti. Viene definito “politico” in quanto è possibile interpretarlo alla luce della lotta per le investiture, laddove il grifo simboleggerebbe la Chiesa e quindi il potere spirituale e l’aquila l’Impero e quindi il potere temporale.

 

PERCORSO ARCHEOLOGICO

Si snoda attraverso strutture che vengono spiegate – durante la visita – dai Volontari accompagnatori.

  1. Rotonda del Santo Sepolcro, ove avveniva la Visitatio sepulcri. Scala del coro.
  2. Archi, volte, pavimentazioni, resti di absidi, navate, pilastri. Galilea.
  3. Sepolture (fra cui il luogo ove venne sepolto Arduino).
  4. Affreschi parietali.
  5. Forni per le campane.
  6. Mappe, pannelli, disegni e foto esplicative.

Il percorso si conclude nel campanile, con cripta inferiore e cappella superiore.
Una saletta infine ospita il registro delle firme e uno schermo per la proiezione di filmati didattici.

2.Campanile romanico

Il possente campanile romanico, sorto in contemporanea con l’abbazia guglielmina, è l’unica struttura rimasta intatta dal momento della sua costruzione.
Solo alla sua sommità, certamente prima del ‘600 stando ad un dipinto presente nel castello di Agliè, il tetto fu sostituito da un cupolino.
Il campanile si contrappone anche staticamente alla facciata classicheggiante della basilica, realizzando nel visitatore, fin da subito, la doppia valenza architettonica di Fruttuaria: quella settecentesca e quella del Mille.

 All’esterno la struttura romanica della torre è evidenziata
– da cinque marcapiani che dividono le singole pareti in sei ripiani, cui corrispondono tre spazi all’interno;
– da due ripiani a bifore (con colonnine a stampella), da uno a monofore e da tre a feritoie;
– dall’utilizzo di materiale lapideo squadrato agli angoli e alla base, dalla prevalenza di pietre sui mattoni nella costruzione, dal materiale connettivo, dalla linea a lisca di pesce all’altezza del mezzopiano della corrispondente cappella interna.

Di particolare interesse è la composizione delle fasce marcapiano, con doppia serie di sette archetti, i cui peduncoli presentano faccine antropomorfe. Il numero simbolico di sette può richiamare le note musicali nonché lo stesso Guglielmo, ideatore di una primitiva notazione musicale.

 Ma è all’interno che si trova la parte più suggestiva.
Accedendo dal percorso archeologico si entra anzitutto in una cripta, o cappella inferiore, scoperta con gli scavi e dalle belle strutture (volta e pennacchi) proto-romaniche.
Si sale quindi a quella che fino a prima del 1979 era ritenuta la base semi-rialzata della torre campanaria. Adesso, dopo l’intervento di ristrutturazione, si nota che il suddetto locale è una cappella superiore, quasi una chiesetta.
Vi sono tracce di un quinto mosaico pavimentale, volte intermedie, finestre elaborate e soprattutto resti di un altare chiuso da un catino absidale con un affresco (incompleto di quasi metà figura) rappresentante una Madonna in trono con Bambino.
Questo affresco in realtà era già stato scoperto (sempre casualmente) nel 1936 e poi “rifinito” con disegni impietosi e improbabili.
Adesso si è ritornati al giusto originale, che, sia pure con metà figura, è di una bellezza struggente.
La Vergine, aureolata, è seduta in trono: con la mano destra tiene un giglio; con la sinistra sorregge il Bambino, che quasi desta commozione per il suo faccino senza occhi, con il nasino, metà boccuccia e il pomellino sulla guanciotta.
Un vero gioiello di pittura romanica.

 Il muro della cappella interna è però staccato dal muro esterno della torre campanaria: trattasi quindi di una doppia muratura, in mezzo alle quale si arrampica una scala in pietra intra muros che giunge fino alla cella campanaria.
Qui un’impronta di dita ha dato origine alla leggenda della “mano del diavolo”.

 Quanto alla funzione della cappella interna, sono ancora in fase di studio diverse tesi, che vanno dalla prima chiesa di Guglielmo a ipotesi di modalità di richiamo dei westwerk germanici.

3.Borghi e cappelle

Il paese è diviso in quattro borghi.

Rione “Là drint”.

In parte coincide con il ricetto e quindi interessa la parte più storica. I suoi colori sono il rosso e il giallo e il suo simbolo è la stilizzata torre.
Fa capo alla Confraternita di Santa Croce, risalente al 1688. Le confraternite erano associazioni laiche, distinte dalla parrocchia, cui era demandata l’organizzazione di processioni e opere pie.
Ancora oggi Santa Croce resta la succursale dell’Abbazia. Al suo interno è da ammirare una splendida “Deposizione”, di autore anonimo del XVII secolo.

Contrada San Nicolao.

E’ l’abitato originario di San Benigno, borgo di pescatori che scaricavano il pescato del giorno del Malone nei caratteristici “carril”. Il suo simbolo è appunto un pesce, i suoi colori il rosso e il blu.
Fa capo alla chiesa di San Nicolao, prima parrocchia del paese e che come tale durò fino al 1776.

Borgo San Grato.

La chiesa di San Grato risale al 1735, è dedicata al taumaturgico vescovo di Aosta ed è caratterizzata da un piccolo porticato che offriva riparo gratuito, soprattutto notturno, ai viandanti in arrivo dai valichi alpini.
I colori del borgo sono il verde e l’oro. Lo stemma è il curioso “vaciagugetto”, l’omino che sbircia dal buco della serratura, a testimonianza del carattere ospitale, ma curiosone dei suoi abitanti.

Quartiere San Sebastiano.

Fa capo all’omonima chiesa di San Sebastiano, del 1791, dall’armonica e proporzionata facciata barocca.
Il suo colore è il bianco e il suo simbolo è il mulino. Qui infatti sorsero i due mulini del paese e il suo territorio è quello più pianeggiante e dedito all’agricoltura.

San Rocco

Bella chiesa barocca immersa tra il verde, sta diventando il centro d’attrazione di un ipotetico quinto borgo, il “Cantun di San Rocco”.

Madonna delle Grazie.

E’ la seconda più bella chiesa di San Benigno, dall’armoniosa pianta quadrangolare che si smussa nella linea ottogonale con i piccoli porticati e nella spazialità del tiburio. La dedica sulla facciata gioca sull’aggettivo “benigno” (“Alla benigna madre delle Grazie, la benigna pietà dedicava. Anno 1723). Sorse per voto della cittadinanza nel luogo dove la Madonna, con il dito teso, fermava la peste alle porte del paese. Non per nulla accanto a questa chiesa fu ospitato un lazzaretto.
Oggi si erge a dolce custode del camposanto, a sua volta arricchito da due monumenti: quello ai caduti, con la statua delle “donne dei caduti” (opera di Isabella Corni) e l’Angelo della Resurrezione (opera di Franco Assetto).

Altre cappelle: San Bernardo (dal curioso disegno delle mistiche api, ove si dice che San Bernardo dormisse con lo sguardo rivolto all’Abbazia) e l’Annunziata (dal caratteristico timpano a “cappello di gendarme”).

Altri piloni votivi: San Marco, la Divina Pastora, la Madonna del Buon Consiglio, la Madonna delle Vaude.

Località del Comune: la Bruciata, le Mure, la Vauda-Morentone.

Mondo associativo. Non possiamo dimenticare infine che San Benigno è un comune vivacissimo e pieno di attività, organizzate con entusiasmo da una trentina di associazioni.

4.Ricetto con torri, meridiane e gradevole atmosfera borghigiana

IL PAESE

San Benigno Canavese è una cittadina distante 17 chilometri da Torino, di 22,19 kmq, a 213 metri sul livello del mare, con circa 6.000 abitanti.
L’attuale Amministrazione comunale è presieduta dal sindaco Maura Geminiani. 

Il nome del paese deriva dal martire San Benigno di Digione, ove Guglielmo fu abate e a cui fu dedicata l’abbazia di Fruttuaria. Però non è costui il patrono del nostro paese. Il patrono è il martire soldato San Tiburzio, assieme ai due fratelli Primo e Feliciano.

IL RICETTO

Ricetto deriva da “receptus”, rifugio, luogo di accoglienza. Qui infatti ci si rifugiava nei momenti di bisogno, come in caso di guerre o pestilenze. Sorgeva attorno all’abbazia ed era circondato da mura, da torri e da un fossato costituito dalle diramazioni della “bealera abbaziale”, opera idraulica notevole creata dagli stessi monaci.

TORRI

Erano cinque e di integre ne restano due: quella circolare a Nord (risalente al XII secolo) e quella del Ricetto a Est, denominata anche “delle prigioni” e adibita per lungo tempo ad atelier del noto pittore salesiano laico, Pierre Octave Fasani. In questa sono visibili le scanalature per il passaggio delle catene del lungo ponte levatoio.

CENTRO STORICO

Più ampio del “ricetto”, il centro storico ospita alcuni edifici interessanti.
L’ala comunale, adibita in passato a mercato coperto, struttura aperta con sedici pilastri, collocata appena al di fuori della cerchia delle mura e risalente al 1700.
Il Palazzo Comunale, opera del Quarini (1779-1785), inizialmente casa di carità e ospedale.
Il Palazzo Andreis-Oliva, che ospita ancora adesso una parte della Casa di Riposo e l’asilo paritario “Felice Verulfo”, dal nome del sacerdote che lo ha fondato.
Palazzo Volpini, oggi Biblioteca Comunale e archivio di Fruttuaria. Prende il nome dal suo ex proprietario, il generale Giambattista Volpini.
Un altro generale sambenignese è Vincenzo Robaudi, personaggio risorgimentale e musico: a lui è intitolata la filarmonica locale. In campo musicale va ricordata pure l’altra gloria locale, Teresa Belloc, celebre soprano, musa ispiratrice di Rossini e ancora detentrice del record di presenze alla Scala. A lei è intitolata la scuola materna comunale.

LE MERIDIANE

Sempre nel centro storico, sulla facciata di palazzo Miaglia, si trovano dipinti quattro “orologi solari”, che segnano l’ora secondo quattro differenti tipologie: francese, italiana, canonico-giudaica e babilonese. La data è del 1699 e la firma dell’autore, Martinus Blancus.

IL RESTO DEL TERRITORIO

I fiumi Malone e Orco.
Il primo si chiamava “Amalone”, il secondo deve il suo nome all’ “eva d’or” (acqua d’oro) per via delle pagliuzze d’oro che si potevano trovare setacciando le sue acque.

La zona petrolio.
Nel 1953 a San Benigno fu scoperto il petrolio. Purtroppo l’euforia (che portò anche una forte immigrazione per lavoro) durò poco: a questo giacimento fu preferito quello di Cortemaggiore.

La Vauda.
E’ una altopiano a brughiera, dalle particolari caratteristiche ambientali, le cui propaggini rientrano nel territorio comunale.

La campagna.
Il territorio di San Benigno è per lo più pianeggiante, favorevole all’agricoltura e costellato di cascinali che spesso sono anche gioielli di architettura rurale.

AUDIOGUIDE

APPROFONDIMENTI

MAPPA

Orari
Palazzo cardinalizio, camera don Bosco: su prenotazione
Abbazia, scavi, chiostro:
– 15,00 / 17.30: 1° e 3° domenica del mese (aprile-giugno; settembre-ottobre)
– Per altri periodi e durante la settimana: su prenotazione



S. Messe
feriali: 8.00 in S. Croce
prefestiva: 18.00 in S. Croce
festive: 11,00 in abbazia; 18.00 in S. Croce
N.B.: possibilità di celebrare la S. Messa nell’Istituto Salesiano previa prenotazione

Tariffe
Palazzo cardinalizio, camera don Bosco: offerta libera
Abbazia, scavi, chiostro: 3,00 € adulti, 1,50 € ragazzi sotto i 12 anni. Sono accettate le tessere “Torino Musei”

Prenotazioni
Palazzo cardinalizio, camera don Bosco: prenotazione obbligatoria;
tel. 011-9824311
Abbazia, scavi, chiostro: prenotazione obbligatoria per i gruppi;
tel. 011-9880487

Informazioni utili
Palazzo cardinalizio, camera don Bosco, abbazia, chiostro: accesso ai disabili in carrozzina.
Scavi sotterranei: non c’è accesso per i disabili in carrozzina. Chi non può accedere al percorso sotterraneo può assistere a un video.
Si consiglia di portare una maglia in quanto il percorso sotterraneo può risultare freddo a causa dell’escursione termica con l’esterno.
Book-shop all’interno del percorso museale.
Previa prenotazione e pagamento: servizio di catering, in Istituto Salesiano, per gruppi oltre le 20 persone
Possibilità di pernottamento, in Istituto Salesiano, per gruppi, in camerata o camere
Parcheggio: comodo in varie zone del paese, vicine sia all’istituto sia all’abbazia.

Per arrivare con i mezzi pubblici
Ferrovia Canavesana e Bus.
Orari sul sito della GTT: http://www.gtt.to.it/

Per arrivare con mezzi propri
Tangenziale e autostrada Torino-Milano: uscita Chivasso ovest.
Autostrada Torino-Aosta: uscite Volpiano (da sud) e San Giorgio Canavese (da Nord). SS 460 uscita S. Benigno, Lombardore.

Contatti
Istituto Salesiano: tel. 011-9824311; Fax 011-9824333
email: direzione@salesianisb.net
Amici di Fruttuaria: Tel.: 011-9880487, 338-4128795
e-mail: no.ma@libero.it
Ospitalità – catering: tel. 011-9824311
Fax 011-982433 e-mail: carlo.vallero@cnosfap.net ulteriori informazioni sul sito www.salesianisb.net