Valdocco

Non entrare distratto.

Guardala come il campo che è stato seminato, come la casa dove è vissuto tuo padre. Ascolta.

(E. Renoglio)
 

Visitiamo insieme la “Terra Santa” salesiana. Qui a Valdocco Don Bosco inizia a realizzare il “sogno dei nove anni”: la trasformazione dei lupi in agnelli. Un progetto che trova la sua dimora prima in “Casa Pinardi”, poi in tutto il mondo. I lupi, dopo esser diventati agnelli, si trasformano in “pastori”: alcuni dei suoi primi ragazzi diventano salesiani. Da Valdocco l’ideale educativo di Don Bosco si trasforma in santità apostolica. Lasciamoci penetrare dai ricordi e dai messaggi che questa “Betlemme salesiana” ci comunica. Sono messaggi di povertà, di fiducia in Dio e in Maria, di sfida ad ogni sorta di difficoltà, di amore ai giovani fino alla temerarietà per salvarli.
È il cuore dell’opera salesiana. I visitatori possono qui ripercorrere le tappe principali della storia dell’oratorio di don Bosco, dall’umile tettoia di Casa Pinardi all’edificazione della Basilica nel luogo indicato dalla Madonna. In questi luoghi, s’incrociarono le storie e i cammini di molti uomini e donne di Dio. Oltre a don Bosco, vengono qui ricordati in special modo Domenico Savio, Michele Rua, Maria Domenica Mazzarello, i benefattori e collaboratori dell’opera salesiana delle origini.

1.Prato Filippi

Probabilmente nel febbraio 1846 don Bosco e il Borel affitarono un prato, di proprietà dei fratelli Filippi, per raccogliervi la crescente massa di giovani ed evitare un ulteriore sfratto per occupazione di suolo pubblico o disturbo di privati.
Il prato si trovava a levante di casa Moretta, era cinto da una siepe e fornito di una vecchia baracca nella quale essi potevano riporre gli strumenti dei giochi.
Grazie al bel tempo primaverile lo spazio erboso poté servire sia per i giochi e la ginnastica che per la scuola di musica, il canto, la preghiera, le confessioni e la predicazione.
I rumorosi assembramenti giovanili, però, cominciarono a preoccupare il marchese Michele Cavour, Vicario di Città, timoroso di possibili disordini e tumulti. Per un certo periodo fece controllare le riunioni dell’Oratorio dalle guardie civiche.
Ad aggravare la situazione giunse inaspettato lo sfratto anche da parte dei fratelli Filippi.
Di fronte a queste continue difficoltà parecchi amici e collaboratori del Santo si scoraggiarono e lo invitarono ad «abbandonare l’inutile impresa»; alcuni, vedendolo preoccupato e sempre circondato da ragazzi, cominciarono a sospettare del suo equilibrio mentale.

2.Cortile di Valdocco

Don Bosco, più che cercare una casa per i suoi ragazzi, era alla ricerca di un prato, di un cortile, insomma di uno spazio aperto dove i giovani potessero esprimere al meglio la loro libertà.
La prima cosa che colpisce, entrando in Valdocco, sono proprio i cortili.
Zona franca del Cortile di Valdocco era l’orto di Mamma Margherita: una risorsa provvidenziale per la mensa dei ragazzi. Un giorno, mentre i ragazzi giocavano alla guerra, capeggiati dal bersagliere Brosio, durante le loro manovre e azioni di battaglia distrussero l’orto. Mamma Margherita si scoraggiò: «Giovanni» mormorò a un tratto, «non ce la faccio più. Lasciami tornare ai Becchi». Don Bosco fece solo un gesto: le indicò il Crocifisso appeso alla parete. E quella vecchia contadina capì. Chinò la testa e non domandò mai più di tornare a casa.
Il cortile è testimone della riconoscenza che i figli di don Bosco avevano per il loro padre. Il 24 giugno era il giorno dell’onomastico di don Bosco e i ragazzi con gli animatori organizzavano dei veri eventi memorabili.

3.Cappella Pinardi

Quando don Bosco vi entrò per la prima volta era solo una povera tettoia, bassa, appoggiata al lato nord della casa Pinardi. Era una vera “meschinità”, ricorderà don Bosco, ma finalmente aveva trovato una casa.
Entrando nella cappella, colpisce, sulla parete di fondo, l’affresco della Resurrezione, che ricorda la Pasqua 1846, giorno in cui don Bosco inaugurò l’antica cappella Pinardi.
Sulla destra la statua di Maria Consolatrice, che tante volte raccolse le lacrime di don Bosco e dei suoi ragazzi. Uscendo dalla Cappella Pinardi, si incontra una minuscola sacrestia, dove don Bosco collocò il primo laboratorio dei calzolai.
La tettoia Pinardi fu usata come cappella per sei anni, dopodichè venne adibita a sala di studio e di ricreazione e anche a dormitorio fino al 1856, quando la si demolì insieme a casa Pinardi.
Sull’area occupata dall’antica chiesetta venne ricavato un vano adibito a refettorio per don Bosco e i primi salesiani fino al 1927. In quell’anno don Filippo Rinaldi volle che l’ambiente fosse trasformato in cappella, a ricordo della primitiva chiesetta dell’Oratorio.
In questa chiesa i ragazzi di don Bosco ebbero la fortuna di ascoltare il teologo Giovanni Battista Borel, zelantissimo sacerdote e amico fedele di don Bosco, fu insigne Cooperatore e Benefattore del nascente Oratorio. Egli, che vedeva crescere ogni domenica le falangi giovanili nelle adiacenze di casa Pinardi, fu il primo ad approvare il progetto della fondazione del secondo Oratorio di San Luigi a Porta Nuova, e fu pure il primo ad avere le intime confidenze di don Bosco sull’avvenire dell’opera sua.

4.Casa Pinardi

Don Bosco e Mamma Margherita la sera del 3 novembre 1846 prendevano stabile dimora in Casa Pinardi.
«Madre, le dissi un giorno, io dovrei andare ad abitare in Valdocco, ma a motivo delle persone che occupano quella casa non posso prendere meco altra persona che voi». Ella capì la forza delle mie parole e soggiunse tosto: «Se ti pare tal cosa piacere al Signore, io sono pronta a partire in sul momento». Presero poche cose. Era questa tutta la loro fortuna!
Una sera di maggio, un ragazzo bagnato e intirizzito, sui 15 anni, bussò alla porta della casa di don Bosco. «Sono orfano. Ho freddo e non so dove andare…». Mamma Margherita gli preparò un po’ di cena e gli disse: «Dormirai qui, caro. E rimarrai finché ne avrai bisogno. Don Bosco non ti manderà mai via». «Di poi» racconta don Bosco «fecegli un sermoncino sulla necessità del lavoro, della fedeltà e della religione». I Salesiani hanno affettuosamente visto in questo sermoncino di Mamma Margherita la prima «buona notte».

1.Chiesa di S. Francesco di Sales

Diventata troppo piccola la Cappella Pinardi, con incredibile coraggio, don Bosco decise di costruire una chiesa più grande, dedicata a San Francesco di Sales.
La chiesa fu consacrata il 20 giugno 1852. Tra queste mura per 16 anni batté il cuore dell’opera di don Bosco.
Il giovanissimo Domenico Savio veniva qui a pregare. Davanti all’altarino della Madonna, sulla destra, si consacrò a lei. In questa chiesa approdarono Michele Magone, il monello di Carmagnola, e Francesco Besucco, il ragazzino dell’Argentera che nel 1863 rinnovò la bontà eroica di Domenico Savio.
Qui disse la sua prima Messa don Michele Rua. Per quattro anni frequentò questa chiesa, e più volte al giorno, mamma Margherita, sempre più vecchia e stanca. Trovava qui la forza di ricominciare ogni giorno a lavorare per i ragazzi poveri. Qui, i primi salesiani celebrarono la loro prima messa.
Se nella Cappella Pinardi Maria è stata la consolazione di don Bosco e dei suoi ragazzi, in questo luogo l’Immacolata ha rappresentato l’ideale della santità: la Chiesa di S. Francesco di Sales fu spettatrice della trasformazione di tanti poveri ragazzi in giganti dello spirito.

2.Camerette di don Bosco

Le camerette di don Bosco rimasero quasi intatte fino al 1929, anno della sua beatificazione.
Nell’anno del giubileo del 2000 si riordinò il complesso, come è visibile oggi, aggiungendo monitor esplicativi al piano inferiore e altri dettagli.
Al primo piano, lo spazio è dedicato agli aspetti e ai valori tipici dell’Opera salesiana. Sono degne di nota le ricostruzioni dell’evoluzione della cittadella di Valdocco.
Al secondo piano, troviamo la camera usata dal Santo tra il 1853 e il 1861, dove viene messo in risalto il motto di don Bosco e della Famiglia Salesiana: Da mihi animas cetera tolle.
Poi troviamo la cappella in cui don Bosco celebrava negli ultimi anni. Sull’altare che vediamo, il Santo celebrò la Messa fino all’11 dicembre 1887, ultima volta in cui poté offrire il santo sacrificio.
A seguire, l’intensa e stupefacente attività editoriale del Santo, mentre il settore successivo è dedicato alle costruzioni di don Bosco.
L’ultima zona espositiva contiene il pulpito della chiesa di san Francesco di Sales, il confessionale, l’altare-armadio e la cattedra della «Buona notte».

Audioguide di Valdocco – Camerette

3.La Basilica santuario di Maria Ausiliatrice

Nell’evoluzione mariana di don Bosco, dopo la Madonna Consolata e Immacolata, giungiamo alla devozione a Maria Ausiliatrice.
L’idea della costruzione di una maestosa chiesa in onore di Maria Santissima nasce dall’apparente esigenza di accogliere un maggior numero di fedeli. Ma non sono soltanto contingenze storiche determinarono la scelta di don Bosco. Egli sente il titolo prescelto come il più adatto ad esprimere la sua riconoscenza alla Vergine per i tanti “aiuti” ricevuti e, insieme, per invocarne la protezione sulla nascente Congregazione.
C’è inoltre in don Bosco una forte sottolineatura pastorale e pedagogica: Maria è aiuto nel cammino della vita per vincere gli assalti del peccato, per essere liberati da ogni forma di male (spirituale, morale e fisico) e soprattutto per attuare il bene.
Don Bosco, pur senza una minima base economica, è convinto che «è la Madonna che vuole la Chiesa; essa penserà a pagare» (MB 7, 372).

Il Santuario costruito da don Bosco, a croce latina, si presentava molto sobrio e spoglio, senza marmi e decorazioni sulle pareti. Anche l’unica cupola era imbiancata a calce.
L’architetto Spezia si ispirò alla facciata di san Giorgio Maggiore in Venezia disegnata dal Palladio.
All’interno della Basilica, oggi troviamo: l’Altar maggiore, il quadro dell’Ausiliatrice, le Cupole maggiore e minore, le due cappelle laterali del presbiterio, le tribune sulle cappelle laterali, la galleria dietro l’altar maggiore, la sacrestia e la Statua dell’Ausiliatrice.

Prenotazione servizi

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APPROFONDIMENTI

MAPPA

Servizi e accoglienza

Possibilità, previo accordo telefonico, di visite guidate in italiano (a richiesta, potrebbero rendersi disponibili accompagnatori in altre lingue straniere).

Opportunità di visita veloce della durata di mezza giornata oppure di visita completa della durata di una giornata intera.

Accesso possibile ai disabili in carrozzina per tutti i luoghi.

Parcheggio: nei giorni feriali dalle 17.00 alle 19.00 nel secondo cortile (entrata piazza Sassari) e dalle 7.00 alle 18.00 nel cortile S.Giuseppe (entrata via Maria Ausiliatrice); nei festivi dalle 7.00 alle 22.00 nel secondo cortile.

Previa prenotazione, è possibile usufruire di due saloni. Uno di questi dispone di circa cento posti, l’altro di una quarantina.

Previa prenotazione, è disponibile il “Teatro grande Valdocco”, con un migliaio di posti.

Previa prenotazione e pagamento, è possibile pranzare alla mensa “Ristoro del Santuario”.

Previa prenotazione, possibilità di pranzo al sacco nel Salone dei Pellegrini o nei porticati.

Possibilità di arrivare con i mezzi pubblici,  verificare sul sito http://www.gtt.to.it/

Possibilità di Ospitalità e Accoglienza presso la Casa Madre Salesiani a Torino-Valdocco

Possibilità di Ospitalità e Accoglienza presso “Casa Mamma Margherita”

Orari

Apertura della Basilica: ore 6.00 – 19.00


S.Messe in Basilica:

feriali: 6.30, 7.00, 7.30, 8.00, 8.30, 9.00, 10.00, 11.00, 17.00, 18.30;
prefestiva: 18.00
festive: ogni ora dalle 7.00 alle 12.00, e alle 17.30 – 18.30 – 21.00.

N.B.: possibilità di celebrare la S.Messa in S. Francesco di Sales e nella Cappella Pinardi, previa prenotazione.
TARIFFE: offerta libera.

Prenotazioni
Telefonare a: +39 011.5224223
Per i gruppi, la prenotazione è obbligatoria.

Contatti

Santuario Maria Ausiliatrice  +39 011. 5224253 – m.ausiliatrice@tiscali.it
Camerette di don Bosco +39 011. 5224288
Museo documentazione mariana +39 011. 5224254
“Teatro grande Valdocco” +39 011. 5224449
Mensa “Ristoro del Santuario” +39 011. 52 24 810

Ospitalità – Accoglienza Casa Madre Salesiani a Torino-Valdocco
Via Maria Ausiliatrice 32 – 10152 Torino-Valdocco
Tel. +39 011.5224.201-639
Fax 011.5224.690
e-mail: accoglienza.valdocco@salesianipiemonte.it

Ospitalità – Accoglienza “Casa Mamma Margherita”
Via Maria Ausiliatrice 32/ 10152 Torino-Valdocco
c/o Signor Guido Bombarda sdb, Incaricato – Sig. ra Marisa Gallo, collaboratrice
Tel. +39 011.5224.201-639
Fax 011.5224.690
e-mail: accoglienza.valdocco@salesianipiemonte.it
maggiori informazioni possono essere rinvenute sul sito: www.accoglienza.valdocco.it