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Logo-Avvenire-fascia-7cmUno dei «pezzi forti» del Colle don Bosco, il luogo in cui è nato 200 anni fa il santo dei giovani, è sicuramente il museo etnologico missionario. Un percorso affascinante, fatto di vetrine, ricostruzioni, bacheche e vetrofanie, dove rivivono le tradizioni e l’arte dei cinque continenti. Sono esposti oggetti preziosi, animali imbalsamati, collezioni di farfalle, strumenti musicali, armi da caccia, foto e documenti originali provenienti dalle missioni salesiane sparse in tutto il mondo.
Lentamente ci si immerge in mondi lontani che sanno ormai di “leggenda”, scritti dal coraggio e dall’eroismo dei figli di don Bosco che hanno portato il messaggio del grande educatore in mezzo alle tribù primitive, alle foreste amazzoniche o nelle antiche culture dell’Oriente. E da quelle terre hanno riportato souvenir che raccontano la bellezza della natura e la storia delle persone.
Una parte di questo immenso e straordinario tesoro è esposta presso la Sala Mostre Regione Piemonte a Torino, con la regia dell’Associazione “Missioni Don Bosco” di Valdocco e in collaborazione con il Comitato Bicentenario 2015. Il titolo “Nature domestiche” indica il “taglio” dell’esposizione: l’esplorazione del rapporto uomo-ambiente a partire dall’interpretazione della natura nelle società occidentali per riscoprirne il valore e la bellezza. Alcune postazioni multimediali e interattive propongono il confronto tra il mondo occidentale e le culture “altre” per coinvolgere i visitatori in una rilettura critica della sua idea di natura.
I più interessati saranno sicuramente i ragazzi delle scuole. Gli studenti della scuola primaria e secondaria di primo grado vengono guidati nel tour, per circa un’ora, da una mediatrice culturale e da un’antropologa. Divisi per classi, possono partecipare a laboratori didattici connessi con le diverse discipline in chiave interculturale.
La curatrice della mostra, Elisabetta Gatto, ha chiaro l’obiettivo di questa iniziativa: «Il messaggio che vorremmo lasciare ai visitatori, sia adulti sia bambini, è quello che si rendano conto che esistono mille modi di vivere la natura. Una “macchina del tempo” li trasporterà in luoghi lontani nel tempo per planare nuovamente su qualcosa che è molto vicino».
La mostra è gratuita e aperta tutti i giorni fino al primo marzo, dalle 10 alle 18.

Antonio Carriero
10 febbraio 2015


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