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Sfuma l’ultima eco delle feste per i 200 anni dalla nascita di don Bosco, il prete dei giovani. E passata la festa normalmente i santi ritornano… nelle nicchie pronti ad essere “rispolverati” per l’occasione. Un rischio come questo non può correrlo un santo che continua a ispirare migliaia di educatori con il suo sistema preventivo e con le sue intuizioni pedagogiche e spirituali.

Ne è consapevole don Ángel Artime, decimo successore di don Bosco, che fissa in una lettera, inviata ai suoi salesiani, alcuni frutti «generatori di vita» che dovrebbero maturare a partire proprio dal bicentenario. Don Artime sogna una Congregazione di salesiani felici, che superino la tentazione di pensare negativamente e vedere tutto grigio, ma che camminino nella gioia del Vangelo e in questo cammino coinvolga quanti incontrano, senza lasciare nessuno ai margini. Per continuare su questa strada devono «essere uomini di fede e pieni di Dio» perché chiunque li incontri «possa sentirsi toccato dalla presenza di uomini di fede». Solo così la loro azione non verrà come una semplice operazione sociale e filantropica. Oltre che felici, i salesiani dovranno presentarsi come veri evangelizzatori e educatori nella fede al riparo dalla facile tentazione dell’attivismo, dalla preoccupazione per le strutture e ingolfati dagli impegni che possono far perdere di vista l’orizzonte finale del servizio autentico. Solo così possono diventare testimoni credibili di Cristo. «Come evan- gelizzatori ed educatori della fede desideriamo che i giovani sentano Dio come Padre e conoscano Gesù Cristo», prosegue il decimo successore di don Bosco. «Siamo convinti che la proposta del Vangelo porta energie insospettate per la costruzione della personalità e lo sviluppo integrale che ogni giovane merita».

Infine, ricordando l’imprinting dato da don Bosco alla sua famiglia, don Ángel sogna una Congregazione che sia sempre missionaria, perché è qualcosa di costitutivo e perché i tempi che viviamo lo chiedono. Don Bosco, che voleva fin da ragazzo partire missionario, continua a raggiungere le periferie del mondo attraverso uomini e donne che gli imprestano gambe, braccia e soprattutto il cuore. È anche l’augurio di questa puntata di Con Don Bosco che conclude la sua lunga cavalcata attraverso i pensieri, le parole e le storie che hanno raccontato il prete di Valdocco e della famiglia nata dal suo cuore eternamente giovane. Anche oggi.

Antonio Carriero
1 settembre 2015


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