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Quando sono arrivati a Torino, la maggior parte di loro si guardava intorno come rapita. Quel viaggio, migliaia di giovani, lo hanno proprio desiderato. Dall’Argentina di Bergoglio, dalla Germania, dall’India, dall’Italia e da molti altri Paesi extraeuropei, circa 4mila “discepoli”, potremmo definirli, del santo educatore dei giovani hanno raggiunto Torino nella settimana del 10-16 agosto per vivere in prima persona la chiusura del bicentenario della nascita di don Giovanni Bosco.

Sono stati ospitati negli oratori e nelle scuole salesiane di Torino per trascorrervi la notte. Difficile dire quanti di loro hanno preferito, dopo una giornata intensa di emozioni al PalaRuffini, il sacco a pelo e una buona dormita a un’amichevole chiacchierata notturna con gli amici del proprio gruppo di provenienza. «Di Salesian youth movement ce n’è sola una», risponde un ecuadoriano, alle 3 del mattino, mentre si intrattiene cantando con il suo gruppo, senza mostrare alcun segno di stanchezza. E chi non cantava, interagiva con il proprio smartphone, affidando a Facebook brevi ricordi della giornata. Francesco da Re ha postato sul suo profilo un messaggio che in breve è stato condiviso da centinaia di utenti. «La notte tra il 15 e il 16, sul Colle delle Beatitudini giovanili, è stata la notte del “da mihi animas”. 5mila anime belle di giovani provenienti da 53 Nazioni sono state “trascinate” letteralmente da don Bosco facendo riassaporare ad ogni giovane il buono di quel passato che lui stesso ha vissuto per renderlo presente oggi in ciascuno di loro per consegnarlo senza paura ad un mondo che tante volte vorrebbe nascondere la bellezza e la speranza».

Il direttore dell’Oratorio salesiano San Luigi di Torino è convinto che don Bosco dia ancora speranza, anzi una chance, ai giovani più poveri e disperati che oggi arrivano sulle nostre coste. «In occasione del Sym, 12 minori stranieri non accompagnati provenienti dall’Egitto, Marocco, Senegal e Albania (tutti musulmani), hanno fatto gli onori di casa ai gruppi che abbiamo ospitato in oratorio» racconta don Mauro Mergola. «Hanno sistemato gli ambienti prima del loro arrivo, hanno distribuito i pasti ai pellegrini e li hanno accompagnati nei vari ambienti della comunità salesiana. Hanno raccontato infine ai giovani del Sym la loro storia fatta di tanta paura ma anche di tanta speranza. Una speranza coltivata appunto nel nome di don Bosco».

Antonio Carriero
25 agosto 2015


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