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La scuola cattolica in Italia ha una storia complessa e variegata. In età moderna, molti ordini e congregazioni, dal Cinquecento in poi, si dedicarono all’educazione della gioventù. La fama di educatore che raggiunse già in vita e l’alto numero d’istituti e collegi da lui fondati, fanno di don Bosco una pietra miliare nella storia dell’istruzione, in particolare in quella professionale, di cui egli fu instancabile promotore, anche se non fu né il primo né l’unico a promuoverle.

Basti pensare che la prima legislazione relativa agli istituti professionali nel nostro Paese è del 1912, mentre don Bosco aveva iniziato a creare laboratori artigianali già a partire dal 1853. Il regno sabaudo apprezzò molto il suo lavoro. Il santo educatore di Valdocco ebbe cura di mantenere sempre buoni rapporti con le autorità civili, sia locali sia nazionali. Apprezzamento che perdurò anche dopo l’introduzione dell’obbligo scolastico e la nascita della scuola statale. La legge Casati del 1859, che segna la data di nascita della scuola pubblica in Piemonte e in Lombardia, e che poi sarebbe diventata la legge organica della scuola italiana per sessant’anni, fino alla riforma Gentile, imponeva il principio dell’obbligo dell’istruzione elementare per tutti, assegnando ai comuni il compito di organizzare scuole sul territorio. Ma i comuni erano impreparati, mancava il personale, erano carenti le risorse economiche, non c’era organizzazione. Per questa ragione, molti enti pubblici chiesero aiuto a don Bosco, e le richieste furono così numerose che i salesiani poterono soddisfarne una percentuale minima.

Già nei primi anni dall’entrata in vigore della legge, dal 1863 al 1872, a don Bosco fu affidata la gestione di un certo numero di scuole elementari pubbliche in Piemonte e Liguria. Il comune, stipulando un contratto, s’impegnava a fornire i locali, ne garantiva la manutenzione e pagava gli insegnanti, mentre don Bosco assumeva in piena libertà l’onere della gestione diretta della scuola. Egli entrò così a pieno titolo anche fra i protagonisti dell’applicazione dell’obbligo scolastico, e diede un importante contributo alla sua progressiva attuazione, considerata anche l’inadeguatezza dei comuni ad affrontare i pesanti problemi di un analfabetismo che caratterizzava la fascia più larga della popolazione complessiva del nuovo Stato.

Antonio Carriero
28 luglio 2015


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