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Sogni non sempre di facile interpretazione, quelli fatti da don Bosco nelle sue brevi notti strappate al lavoro e all’impegno pastorale, ma tuttavia portatori di profezia. Se non tutti, almeno una buona parte di quelli che lo stesso santo raccontò ai suoi ragazzi e ai suoi primi salesiani. Il primo – quello considerato il più importante – a don Bosco rimase impresso per tutta la vita. Si trovava in un cortile molto vasto, vicino a casa sua, affollato di giovani impegnati a divertirsi. Non pochi bestemmiavano. Giovannino si lanciò in mezzo a loro coi pugni stretti per farli tacere, quando apparve un uomo maestoso che lo corresse: «Dovrai farteli amici non con le percosse ma con la mansuetudine e la carità». L’indomani lo raccontò tra le risa dei fratelli, a mamma Margherita che commentò con una battuta: «Chissà che non abbia a diventare prete». La nonna invece cercò di sdrammatizzare: «Non bisogna credere ai sogni».

In realtà ci volle un’intera vita affinché don Bosco comprendesse fino in fondo quel sogno. Un anno primo della sua morte, mentre celebrava la Messa nella chiesa del Sacro Cuore di Roma, scoppiò in lacrime. Più tardi spiegò al salesiano don Viglietti: «Avevo dinanzi agli occhi, viva, la scena del primo sogno. Ora, guardando indietro nella vita, mi pareva di comprendere proprio tutto». Cosa pensava don Bosco dei suoi sogni? «Molte volte li attribuivo a scherzi della fantasia. Raccontando quei sogni, che annunciavano morti imminenti o predicevano il futuro, più volte ero rimasto nell’incertezza, non fidandomi di aver compreso e temendo di dire bugie». Questa risposta del santo è raccolta dal biografo don Lemoyne nel quinto volume delle sue Memorie. «Alcune volte mi confessai da don Cafasso di questo… Mi ascoltò, pensò alquanto, poi disse: “Dal momento che quanto dite si avvera, potete stare tranquillo e continuare”. Solo anni dopo quando morì il giovane Casalegno e lo vidi nella cassa sopra due sedie nel portico, precisamente come nel sogno, allora più non esitai a credere fermamente che quei sogni fossero avvisi del Signore».

Per don Bosco, “sognare” è voce del verbo “imparare” perché ha sognato come vivere. Per questa ragione, non sono stati i sogni ad aver reso grande don Bosco, ma l’essersi lasciato costruire da un sogno, quello di Dio per la sua vita, accettando di lavorare fino all’ultimo suo respiro nella “vigna”, anzi nel “cortile del Signore”, a vantaggio dei giovani poveri e abbandonati nelle strade.

Antonio Carriero
14 luglio 2015


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