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Se don Bosco partecipasse al Convegno ecclesiale di Firenze avrebbe molte cose da raccontare, tanta esperienza da condividere con la Chiesa italiana. Il santo educatore dei giovani di Torino scelse infatti come ispiratore e patrono della sua Famiglia apostolica il santo vescovo Francesco di Sales – chiamandola appunto “salesiana” – attingendo da lui quell’umanesimo cristiano e quella metodologia della carità che ben corrispondevano alle sue intime aspirazioni.

Un umanesimo, quello di san Francesco di Sales, che non ignora la debolezza dell’uomo, ma si fonda sull’incrollabile fiducia nell’intrinseca bontà della persona, perché amata da Dio e da Lui chiamata alla perfezione cristiana, in ogni forma di vita. Tale umanesimo è un aspetto costitutivo dell’esperienza carismatica e spirituale di don Bosco, che diventa “umanesimo salesiano”, che valorizzare cioè tutto il positivo radicato nella vita delle persone, nelle realtà create, negli eventi della storia. Ciò portava il santo di Valdocco a cogliere gli autentici valori presenti nel mondo, specie se graditi ai giovani; a inserirsi nel flusso della cultura e dello sviluppo umano del proprio tempo, stimolando il bene e rifiutandosi di gemere sui mali; a ricercare con saggezza la cooperazione di molti, convinto che ciascuno ha dei doni che vanno scoperti, riconosciuti e valorizzati; a credere nella forza dell’educazione che sostiene la crescita del giovane e lo incoraggia a diventare onesto cittadino e buon cristiano; ad affidarsi sempre e comunque alla provvidenza di Dio, percepito e amato come Padre.

Per un lavoro pastorale così grande, don Bosco scelse i suoi collaboratori per poter offrire un proprio contributo alla realizzazione di un progetto di “società cristiana” da restaurare nel contesto di secolarizzazione proprio del secolo XIX, o da fondare in contesti non ancora evangelizzati. Con fedeltà creativa a don Bosco, molti gruppi, istituzioni, associazioni sono impegnati ad offrire alla società d’oggi il proprio servizio, recependo gli orientamenti innovatori promossi dal Concilio Vaticano II e dal successivo magistero pontificio circa i rapporti della Chiesa con la società contemporanea, centrati sul dialogo in difesa della dignità della persona umana e della famiglia, sulla promozione della giustizia e della pace, sul dialogo interculturale e interreligioso specialmente in contesti multietnici.

Antonio Carriero
4 agosto 2015


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