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“Per noi salesiani e per la Famiglia Salesiana vedere il Pontefice a Valdocco è un motivo per ringraziare il Signore, ringraziare il Papa e allo stesso tempo è un momento, un’opportunità nuova di crescere in fedeltà al Signore, alla Chiesa e al nostro carisma, perché la sua presenza ci invita ad andare avanti in questo cammino di fedeltà”. Intervista a Don Ángel Fernández Artime, Rettor Maggiore dei Salesiani, sulla visita di Papa Francesco a Torino.

Papa Francesco ha dichiarato che si sarebbe recato a Torino per la Sindone e per il Bicentenario della nascita di Don Bosco. Cosa rappresenta  per i salesiani e la Famiglia Salesiana questo evento?

La presenza di Papa Francesco rappresenta sempre ovunque vada, una grande gioia e un dono per tutti. Per noi Salesiani e per la Famiglia Salesiana vedere il Pontefice a Valdocco è un motivo per ringraziare il Signore, ringraziare il Papa, e allo stesso tempo è un momento, un’opportunità nuova di crescere in fedeltà al Signore, alla Chiesa e al nostro carisma, perché la sua presenza ci invita ad andare avanti in questo cammino di fedeltà; non sarà soltanto una visita turistica.

La devozione al Papa è stata trasmessa alla Congregazione  da Don Bosco. Cosa significa oggi, in questo particolare momento storico, vivere questa fedeltà?

Noi troviamo nella nostra eredità carismatica ricevuta da Don Bosco un grande amore alla Chiesa e un grande amore al Papa. Questo è per noi oggi di grande attualità. Come Famiglia Salesiana viviamo con questo profondo senso, vogliamo garantire soprattutto questa fedeltà alla Chiesa, la FS è Chiesa, perché segue il Signore Gesù. Allo stesso tempo la FS si trova nello stesso cammino della Chiesa. Vogliamo essere, come invita Papa Francesco, parte della Chiesa che esce nelle periferie che è vicina ai poveri. Credo che in questo momento storico abbiamo questa responsabilità molto speciale anche per fedeltà a Gesù, alla Chiesa e al Papa: essere veramente bravissimi educatori ed evangelizzatori dei giovani. Mai possiamo dimenticare che questa è la nostra grande responsabilità. Essere evangelizzatori dei giovani nel mondo e lo facciamo per mezzo dell’educazione, umanizzazione, formazione…

Avere un Papa con questa conoscenza di Don Bosco e questo amore per la Madonna, aumenta il senso di responsabilità della Congregazione nei confronti del carisma e della missione?

Il Pontefice ci invita a noi Congregazione Salesiana e per estensione alla Famiglia Salesiana ad essere molto fedeli al Signore Gesù nelle nostre radici carismatiche. Il Papa ci ricorda sempre la nostra urgenza di andare incontro alle esigenze dei giovani, soprattutto quelli più bisognosi. Ci invita a non stancarci, a non metterci in uno spazio di comodità, come Congregazione, a cercare la sobrietà, l’austerità, la povertà. Ed è mio compito, come Rettor Maggiore, ricordarlo a tutta la nostra Famiglia Salesiana e in special modo alla Congregazione Salesiana.

Quali sono le sfide che i salesiani e la Famiglia Salesiana possono ancora vincere per essere più fedeli agli orientamenti e allo stile di Papa Francesco?

Credo che dobbiamo avere una grande sensibilità per avere gli occhi e orecchie aperti per le vere grida dei giovani per capire quali sono veramente le urgenze, il clamore dei giovani di questo mondo, dei più poveri, quali sono veramente le povertà. E noi non possiamo essere tranquilli senza ascoltare e senza cercare la maniera di rispondere. Perché questo è il clamore che ci arriva dallo stesso Signore Gesù. Sono convinto che Don Bosco oggi farebbe tutto il possibile per avere una grande sensibilità al clamore di questo mondo, che è un mondo difficile, come difficile è stato il suo mondo. Il punto di partenza è questo: una grande sensibilità, una grande apertura anche nel cuore e metterci in movimento. Non soltanto fare un’analisi in ufficio ma metterci, come Famiglia Salesiana e come Congregazione, sempre in movimento in tutti i posti del mondo. Io non mi stancherò mai di dire e di ricordare questo alla nostra Famiglia Salesiana.

La sua amicizia con Papa Francesco quando Lei era Ispettore e lui Cardinale?

Tante volte mi fanno questa domanda. Ma io non posso dire che siamo stati grandi amici. È stata la conoscenza e il rapporto di un Ispettore salesiano con il suo Pastore, durante le celebrazioni e l’ho visto con questa grandissima sensibilità per i più poveri. È stato un grande Pastore per la nostra diocesi in Argentina, e alcune volte siamo stati insieme a pregare nella Basilica di Maria Ausiliatrice nel quartiere di Almagro, a Buenos Aires. È sempre stato molto vicino a noi salesiani ma vista la sua sensibilità anche a tutti gli altri. Ringrazio per questa domanda perché sembrerebbe che io sia stato un suo grande amico e questo non è vero.

Lei ha mai pensato, conoscendo il cardinale Bergoglio, che un giorno sarebbe potuto diventare Papa?

Ho creduto sempre che era veramente un bravissimo Cardinale e a me è piaciuto tanto sempre il suo senso umile di buon pastore. Ma mai ho potuto pensarlo Papa. Prima di tutto perché c’era Papa Benedetto XVI, e nessuno poteva prevedere quella decisione libera e di grande coraggio e fede, che ha permesso oggi di avere Papa Francesco. Io sono molto contento di questo servizio del Papa e ho detto molte volte: Ringraziamo il Signore per Papa Francesco, ma ringraziamo Benedetto XVI perché, come ho già detto, ha avuto questa grande fede, questa grande visione di Chiesa e questa grande libertà.