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In occasione della visita del Papa a Torino, delle celebrazioni per il bicentenario dalla nascita di San Giovanni Bosco e in coincidenza con la quinta visita guidata a Palazzo Dal Pozzo della Cisterna, da sabato 20 giugno nella sede storica della Provincia di Torino – ora Città metropolitana – sono esposti testi, documenti originali ed immagini legati alla figura di San Giovanni Bosco, conservati nella Biblioteca di storia e cultura del Piemonte “Giuseppe Grosso”.

I documenti indubbiamente più importanti sono quelli che compongono il carteggio di 22 lettere autografe di San Giovanni Bosco al barone Feliciano Ricci des Ferres, nobile cattolico impegnato nel sociale, suo amico e benefattore. Lunedì 22 giugno il Sindaco metropolitano Piero Fassino ha fatto dono al Santo Padre delle copie anastatiche delle lettere, perfettamente riprodotte su carta originale risalente al XIX secolo.

Nella lettera che accompagna la scatola contenente le riproduzioni anastatiche, il Sindaco Fassino ha scritto tra l’altro: “Confido che vorrà accogliere questo piccolo dono come manifestazione visibile dell’orgoglio che nutriamo per la nostra storia piemontese, capace di creare le condizioni per la nascita e lo sviluppo di quei Santi sociali cui deve tanto sia la dottrina sociale della Chiesa sia la riflessione laica sulla solidarietà.”

Lo spirito di San Giovanni Bosco nelle lettere al suo benefattore

Dal carteggio, acquistato a suo tempo dall’allora Provincia e custodito nella Biblioteca Storica, emerge con evidenza il leit-motiv della continua richiesta di aiuti economici al barone Ricci de Ferres: dal denaro ai più svariati oggetti che potessero essere di  utilità per gli oratori, le case salesiane, gli stabilimenti di lavoro e le altre opere di Don Bosco. In un lessico sempre sobrio, immediato e naturale, le richieste del Santo sono accompagnate da sincere espressioni di riconoscenza verso il barone, al quale il sacerdote sa trasmettere, anche sulle questioni in apparenza più banali, la sua profonda spiritualità e trepidazione per quel che più conta: la salvezza eterna. Il biglietto del gennaio 1888 è vergato con mano tremante dal Santo, ormai al termine di una vita spesa per aiutare i più deboli. “O Signor Barone, – scrive Don Bosco – voi dovete assolutamente salvarvi l’anima, ma voi dovete dare ai poveri tutto il vostro superfluo; quanto vi ha dato il Signore. Prego Dio che vi conceda questa grazia straordinaria. Spero che ci vedremo nella beata eternità. Pregate per la salvezza dell’anima mia”. Tra le lettere di maggior interesse va segnalata quella dell’11 ottobre 1883, relativa alle Missioni in Patagonia, in cui si legge che “il Santo Padre ha diviso la Patagonia e le isole adiacenti in tre vicariati apostolici. Ne affidò tutta la cura ai Salesiani ma non un soldo”. Nella misiva Don Bosco chiede quindi al barone Ricci i mezzi per inviare trenta tra preti e catechisti, onde venire “in aiuto della nostra spedizione che è pure venire in aiuto del Santo Padre e della propaganda fide che, a motivo dei tempi che traversiamo, non sono in grado di venirmi minimamente in  soccorso”. Accanto alle lettere firmate da Don Bosco, sono conservate nella Biblioteca Storica “Giuseppe Grosso” altre missive inviate al barone Ricci da sacerdoti stretti collaboratori del Santo e prosecutori della sua missione: tra di essi don Federico Oreglia, il Beato Filippo Rinaldi, don Paolo Albera e don Carlo Cays.