Ciò che conta è la vita


Criteri pastorali dalla EG /4

Domenico Cravero

(NPG 2016-03-67)


“La realtà è più importante dell'idea”; così papa Francesco nell’Evangelii Gaudium (n. 217-237) individua il terzo principio per lo sviluppo della convivenza sociale.
Chi lavora nell’educazione giovanile trova facilmente verificabile il criterio proposto dall’esortazione apostolica. I giovani, infatti, sono i sensori e gli anticipatori dell’evoluzione della società. Gli osservatori sociali formulano idee (parlano della "questione giovanile”). I giovani invece sono la vita. Nessun concetto può definire la vita, che sta sempre oltre le categorie che la descrivono. L’intuizione non può mai sostituire l’esperienza. L’acquisizione di un’idea avviene attraverso un domandare che esamina la realtà da più lati. I dati delle inchieste cercano un criterio di ordine e di comprensione, ma come insegnava G. Bateson, la mappa non è il territorio. La sociologia, il cui compito è fornire idee della società, ha sentito il bisogno di ricorrere anche alla ricerca qualitativa, al metodo delle storie di vita, ai percorsi personalizzati.
Il mondo giovanile è una realtà poliedrica che riflette la frammentazione di una società segnata dalla complessità. La capacità della Chiesa di comunicare con i giovani dipende, quindi, dalla sua capacità di “abbassare la soglia di accesso”, per venire incontro al maggior numero possibile di descrizioni e di attese. Lavorare con i giovani richiede la capacità di sapersi mettere in gioco e di essere disponibili ad accettare nuovi punti di vista, a formulare nuove descrizioni. Tutti i giorni e tutto il giorno, l’educatore (il catechista, l’evangelizzatore) cerca di essere disponibile ad accettare che la realtà della vita metta in discussione le sue idee. L’educazione è una pratica, non un sentimento né un concetto. Il ricorso frequente ai luoghi comuni parlando delle nuove generazioni, denuncia invece la difficoltà a cogliere la realtà. Senza il pensiero e le idee non si può fare pastorale (l’educazione, anche religiosa sembra oggi impossibile perché, prima ancora, non si riesce a pensarla). Senza però il continuo confronto con la realtà singolare delle persone, prevalgono le descrizioni negative, i progetti utopistici, il ripetersi di pratiche sterili.

Esprimersi, riflettere, agire

Chi frequenta gli adolescenti e li considera nel “dramma” di oggi, finisce per ammirarli. A modo loro le nuove generazioni sono attive e capaci di contributi originali. Adolescenti e giovani sanno reagire in termini efficaci all'evoluzione dei tempi, sperimentano nuovi stili di vita, inventano forme inedite d’umanità. L’assenza di modelli di riferimento forti consente loro di mettersi liberamente e creativamente alla ricerca di identità sempre in costruzione. Molte ricerche pongono oggi l'attenzione su come gli adolescenti valutano e percepiscono la loro realtà, mettendo in luce i punti di forza, le capacità, gli elementi positivi. Si evidenziano gli indici del benessere, le variabili che favoriscono o inibiscono i comportamenti efficaci con cui i giovani affrontano sfide e problemi. Si mostra come il comportamento prosociale (le esperienze di servizio, l’impegno nell’ambito del volontariato) aumenta la percezione dell’autoefficacia, la capacità di comprendere e orientare il proprio mondo interno. Si studiano con maggiore precisione le ricadute nella vita degli adolescenti, degli stili educativi familiari adottati, del supporto affettivo negli scambi genitori e figli, della comunicazione aperta (anche conflittuale) che avviene in casa. Si dimostra come l’importanza e l’influenza dei pari, non comporti di per sé, la perdita del primato dei legami familiari, perché amici e genitori non sono necessariamente in conflitto, pur essendo mondi diversi.
L’adolescente deve capire chi è (la solitudine in cui è relegato non gli permette di apprezzarsi e riconoscersi), deve sapere cosa vuole (il vuoto educativo lo riempie di confusione), deve dare prova di sé (e la famiglia collusiva non glielo permette). Ha bisogno di dare forma al suo mondo confuso e “incasinato”: “A volte è un suono, a volte un verso, un segno sul muro, un passo di danza, un ghirigoro con lo skateboard”(G. Pietropolli Charmet, Fragile e spavaldo, p. 46). Vuole entrare in scena e sviluppare nuove forme di Sé. Vuole riuscire a pensare il suo corpo, che percepisce così grandioso ma che teme appaia insopportabilmente modesto, e quindi: “lo intaglia, gli infila metalli e monili (…). Lo dimagrisce, lo palestra, lo “dopa” , lo droga, lo espone a rischi terribili”(p. 91). Vuole farlo parlare. Gli attuali giovani sono assai abili nel ricercare obiettivi realistici, nel perseguire significati a propria misura, nel maturare un certo equilibrio, pure in contesti oggettivamente difficili. Anche se investono su quanto si svolge attorno ai loro più in base a interessi immediati che a ideali e valori, tuttavia si rivelano, in molte occasioni, disponibili ad assumersi responsabilità nel servizio, a impegnarsi nei gruppi e nelle associazioni, a portare avanti iniziative sociali e culturali, anche collettive. La pedagogia tradizionale aveva insistito sul valore della riflessione come capacità di cogliere, nella complessità e nella molteplicità dell'esperienza, ciò che dà coesione e significato alla frammentazione della quotidianità. Nel nuovo modo d’intendere l’interiorità emozionale da parte dei giovani, la riflessione non precede più l’espressione di sé: prima ci si esprime, poi si riflette. La riflessione e il pensiero si sviluppano mentre la persona tenta di raccontarsi. Il bisogno primario di esprimersi e di essere riconosciuti è l’invenzione sociale e l’originale modo delle nuove generazioni di mostrare che la realtà è più importante dell’idea, che le persone vengono prima dei progetti, che il “sabato è per l’uomo e non l’uomo per il sabato” (Mc 2,27).

La catechesi della vita

La parrocchia (l’oratorio, la scuola, l’associazione…) che s’impegna con gli adolescenti può ottenere oggi risultati impensabili in altri ambienti e in altri tempi. L’azione che l’adolescente decide di realizzare potrà anche rivelarsi fragile (l’adolescenza è sempre l’età dell’imperfezione) ma è sempre originale, creativa, efficiente. Non tutti gli adolescenti, infatti, sono “schiavi del marchio”, molti di loro stupiscono per la disponibilità al servizio e al dono di sé. Nell’impegno assunto, il giovane mette in gioco la sua persona, perché vuole dire che “c’è”. Si coinvolge con la sua creatività e il suo pensiero, perché ha sempre una sua verità da raccontare e sa trovare il modo per farlo.
La catechesi parrocchiale cura la formazione dell’attitudine di fede a lasciarsi interpellare dai fatti della vita, a interpretare e giudicare i segni dei tempi, ispirandosi al criterio evangelico della doppia fedeltà, al divino e all’umano. Non è possibile, infatti, perseguire le “cose ultime” se non si è fedeli e corretti nelle “cose penultime” (Lc. 16, 9-13).
I metodi pastorali più ragionati e attenti, di solito, s’ispirano al criterio del “Vedere – Giudicare – Agire”. Nella pastorale giovanile la sequenza didattica del metodo può comportare altri passaggi essenziali come “Partire dalla vita - Incontrare la Parola - Celebrare - Tornare alla vita”. La catechesi mistagogica arricchisce il metodo aggiungendo altri criteri: “Celebrare – Discernere – Testimoniare”.
Comune ai diversi accenti è l’invito a mettere in gioco la propria esperienza più che a discutere idee astratte. L’attenzione alla vita prima delle idee invita a confidare i propri stati d’animo, a valorizzare sentimenti, aspirazioni e domande, a condividere le preoccupazioni personali e a motivarsi alla preghiera e all’azione.
Il vero “testo” della catechesi della vita è la quotidianità con le sue gioie e le sue durezze. Le aree vitali, significative dove raccogliere i “segni dei tempi” e le tracce della vocazione cristiana, si raccolgono attorno alle esperienze umane essenziali che caratterizzano la condizione giovanile: la scuola, la ricerca del lavoro, l’affettività e la festa, la socialità, la fragilità della vita. La quotidianità è il campo dove si nasconde il tesoro del Regno, secondo la convinzione che da sempre condividono i cristiani che, cioè, la “storia è gravida di Cristo” (S. Agostino).

Un metodo per la pastorale giovanile: il tempo lungo della mistagogia

Al tempo della secolarizzazione avanzata l’evangelizzazione certo è ancora possibile ma chiede la pazienza dei tempi lunghi. Come avvenne nel primo annuncio della fede cristiana, la catechesi mistagogica sembra la più adatta ad aiutare adolescenti e giovani ad acquisire coscienza di sé e fiducia nella proposta evangelica, anche in tempi di forte caduta di speranza e di progettualità. Fare mistagogia significa introdurre il credente in modo progressivo nell’esperienza del mistero di Cristo per una conoscenza sempre più intima della persona di Gesù. L’attuale contesto socio-religioso, caratterizzato dal sincretismo della “religione-fai-da-te” favorisce una sensibilità spirituale che rappresenta una vera sfida al cristianesimo, perché si sviluppa sul piano dell’esperienza emozionale, piuttosto che sulla conoscenza dei contenuti di fede. Far prevalere la realtà sull'idea significa promuovere l’integrazione delle diverse dimensioni della persona. Non c’è nulla di autenticamente umano (pensieri e affetti, parole e opere) che non trovi nella fede scoperta, celebrata e vissuta la condizione (la Grazia) per essere vissuto in pienezza. La liturgia, per mezzo degli elementi sensibili, mette il giovane in contatto con l’invisibile presenza di Cristo risorto. La mistagogia è un’azione appoggiata su una pedagogia sensoriale: la liturgia evoca la bellezza del riunirsi, dell’incontro con l’altro in un reciproco esercizio di ascolto. Il bisogno di esprimersi trova nel linguaggio performativo della liturgia celebrata bene una risposta formidabile. L’eucaristia domenicale diventa così il cuore pulsante della vita cristiana, il momento più alto dell’educazione alla fede, il contesto idoneo per apprendere i criteri di fede secondo i quali orientare le scelte concrete della vita.
La catechesi mistagogica abilita così tutta la comunità a cogliere il nuovo che avanza nell’evoluzione della società, a partire dalla vita e dall’entusiasmo dei propri ragazzi. Partendo dal primato della celebrazione ed esercitandosi in un continuo discernimento comunitario, i giovani maturano nella fede, che non consistere in una semplice narrazione di “idee cristiane” ma nella testimonianza della vita.

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