Introduzione a: La grazia della fede

 Roberto Carelli

(NPG 2016-08-05)

 

Il presente dossier, dedicato al tema della fede, nasce come frutto teologico e pastorale dell’Anno della fede che la Chiesa ha celebrato nel 2012, dall’insegnamento della Teologia Fondamentale e dall’accompagnamento spirituale di tante famiglie. Esso prende l’avvio con un atto di gratitudine nei confronti del Papa emerito Benedetto XVI. In un tempo in cui la Chiesa è dolorosamente presa nella morsa dell’incomprensione del mondo da una parte e dei peccati dei suoi figli dall’altra – perché il secolarismo non è solo anticristiano, ma germina anche fra i cristiani; il fondamentalismo non è di casa solo in altre religioni ma trova spazio anche nelle confessioni cristiane; e, come ricorda spesso papa Francesco, non esiste solo la mondanità, ma anche la mondanità spirituale – il Papa ci invitava a «non farci vincere dal male, ma a vincere il male con il bene» (Rm 12,21), e ci riportava all’essenziale, a ciò che veramente conta, a quella fede che ci fa conoscere Dio, ci fa sperare in Lui e ci fa amare del Suo stesso amore. Dunque a lui il nostro atto di gratitudine, che si raddoppia appena si considera che l’indizione dell’Anno della fede non è stata il frutto di una programmazione fatta “a tavolino”, ma si è ispirata alla memoria di due eventi di capitale importanza per la fede stessa: il cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II (1962) e il ventesimo anniversario della pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica (1992).
Meditare sulla fede in questo tempo, che per la Chiesa si caratterizza per il programma della “nuova evangelizzazione”, è offrire un triplice dono: per i credenti è rischiarare la mente, rinfrancare il cuore e ravvivare lo slancio missionario; per i non credenti è rilanciare la questione di Dio in un mondo che se non può estirparla, tende però a dimenticarla; per i credenti di altre religioni è onorare tutto ciò che è oggetto delle loro più profonde convinzioni per additarne il pieno compimento in Cristo. Come dire: meditare sulla fede fa bene a tutti, perché – lo vedremo subito – la fede non si aggiunge alla nostra umanità come un optional, ma la costituisce. Essa è un fenomeno propriamente umano, e ciò è in discussione non è tanto se credere o non credere, ma in chi e in che cosa credere. E il dramma della fede è poi ancora un altro: il punto è se si vive e quanto si vive di fede, o se invece ci si consegna alle forme dell’incredulità, alle rigidezze del razionalismo o alle sabbie mobili del relativismo.
Il dossier ha un carattere più catechistico e pastorale che teologico: non punta cioè – per dirla in gergo teologico – a mettere a fuoco l’idea della fede, ma ci arriva a partire dalle idee sulla fede[1]. E non si mira a un discorso esauriente, ma a dare rilievo ad alcune emergenze legate all’attualità. Alla fine emergeranno alcuni punti di condensazione e di irradiazione irrinunciabili per l’annuncio e la formazione della fede dei giovani di oggi. Il progetto prevede dunque tre parti, suddivise a loro volta in tre paragrafi ciascuna. La questione della fede viene affrontata a partire dagli interrogativi più immediati e più universali che sorgono in chiunque, appena si accenni alla faccenda del credere. Nella prima parte si rifletterà sui rapporti che la fede intrattiene rispettivamente con la religione, con la ragione e con la Chiesa. Nella seconda si vedrà come la fede trova fondamento nella persona di Gesù, si alimenta alle sorgenti dei Sacramenti, richiede la conversione e determina una vita nuova. Nella terza parte esamineremo gli intrecci fra la fede e le opere, l’amore e la vita eterna. Concluderemo ritrovando la verità della fede in quello specchio purissimo che è Maria, la perfetta credente, colei che è beata proprio perché ha creduto.

NOTA

[1] Per un percorso di taglio teologico, suggeriamo P.A. Sequeri, L’idea della fede, Glossa, Milano 2002, testo bello e impegnativo. E poi B. Maggioni - E. Prato, Il Dio capovolto. La novità cristiana. Percorso di teologia fondamentale, Cittadella, Assisi 2014, testo più divulgativo, in cui la profondità del pensiero è pari alla chiarezza dell’esposizione.

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