Buttigliera d’Asti

Buttigliera d’Asti è un centro agricolo collocato ai margini della fertile piana chierese, si trova sulla strada che collega Riva di Chieri a Castelnuovo, a quattro chilometri dai Becchi.
La chiesa parrocchiale di San Biagio, che conserva nei muri laterali esterni vestigia della precedente costruzione in stile gotico, risale, nell’attuale strutturazione barocca progettata da Guarini, al 1686.
Nel 1829, tra il 5 e il 9 Novembre, a Buttigliera si predica un triduo per l’acquisto delle indulgenze legate al giubileo straordinario indetto da Pio VIII. Vi partecipa anche la gente dei paesi vicini e, tra gli altri, don Calosso, nuovo cappellano di Morialdo, e Giovanni Bosco, appena tornato a casa dalla cascina Moglia. Sulla strada del ritorno il sacerdote ha modo di verificare le doti del ragazzo e gli offre il suo aiuto. Un incontro tra saggezza ed esperienza spirituale dell’anziano e fresca recettività dell’adolescente, che si rivelerà provvidenziale e fecondo.

1.I legami di Buttigliera con don Bosco e la famiglia Salesiana

A Buttigliera e ai suoi abitanti don Bosco rimane affezionato, per amicizia con il parroco teologo Vaccarino e con la madrina contessa Melyna, che diverrà sua benefattrice. Quando a piedi percorre la strada tra Torino e i Becchi egli fa loro visita. al ritorno dalle passeggiate autunnali, ogni anno, la contessa e il parroco ospitano i giovani di Valdocco ed offrono loro un rinfresco.
Don Bosco era amico di don Giuseppe Vaccarino, perché prete molte zelante e vicino al popolo: non soltanto aveva introdotto nel paese l’industria casalinga dei telai e fondato un piccolo ospedale, ma anche un oratorio, ispirato a quello di Valdocco, e l’asilo infantile.
Buttigliera ci ricorda anche una delle prime Figlie di Maria Ausiliatrice, la beata Maddalena Morano.Il parroco, teol. Vaccarino, aperto un asilo infantile, l’aveva assunta come educatrice già all’età di quattordici anni. Dopo il diploma fu incaricata delle scuole femminili di Montaldo Torinese fin quando, per consiglio del padre gesuita Francesco Pellico, fratello di Silvio, entrò tra le suore di Don Bosco. In Sicilia, prima come direttrice e poi dal 1886, come ispettrice fondò numerose opere per la gioventù femminile.

2.Frazione Croveglia

A poca distanza da Buttigliera si trova la frazione Croveglia. Qui abitava uno zio materno di Giovanni. Un anno, nel corso delle vacanze estive, il chierico Bosco fu invitato a una festa. Durante il pranzo avvenne il noto episodio del violino:

“Volendosi celebrare la festa di S. Bartolomeo, fui invitato da altro mio zio ad intervenire per aiutare nelle sacre funzioni, cantare ed anche suonare il violino, che era stato per me un istrumento prediletto a cui aveva rinunciato. Ogni cosa andò benissimo in chiesa. Il pranzo era a casa di quel mio zio, che era priore della festa, e fino allora niente era a biasimarsi. Finito il desinare, i commensali mi invitarono a suonare qualche cosa a modo di ricreazione. Mi sono rifiutato.

– Almeno, disse un musicante, mi farà l’accompagnamento. Io farò la prima, ella farà la seconda parte. Miserabile! Non seppi rifiutarmi e mi posi a suonare e suonai per un tratto, quando si ode un bisbiglio ed un calpestio che segnava moltitudine di gente. Mi faccio allora alla finestra e miro una folla di persone, che nel vicino cortile allegramente danzava al suono del mio violino. Non si può esprimere con parole la rabbia da cui fui invaso in quel momento. –
– Come, dissi ai commensali, io che grido sempre contro ai pubblici spettacoli, io ne son divenuto promotore? Ciò non sarà mai più. Feci in mille pezzi il violino e non me ne volli mai più servire, sebbene siansi presentate occasioni e convenienza nelle funzioni sacre” – (MO 99-100).

Lungo la strada che da Castelnuovo porta a Chieri, poco dopo Moriondo, si incontra a destra la deviazione per Moncucco e Cimano. Un chilometro circa prima del paese, si svolta a sinistra per la frazione Moglia, che prende il nome dalla famiglia che vi abitava.

1.Casa nativa di san Domenico

A 2 chilometri da Riva di Chieri, in una borgata che appartiene alla frazione di San Giovanni, c’è la casa in cui è nato Domenico Savio (2 aprile 1842). È stata restaurata con cura in questi ultimi anni ad opera dei Giovani Cooperatori e dei Giovani Exallievi salesiani di Torino che – adattando e in parte ricostruendo totalmente altri ambienti – l’hanno trasformata in un centro di
accoglienza e di spiritualità per comunità giovanili.
I Savio vissero qui solo un paio di anni, fino al novembre 1843, poi si spostarono a Morialdo.

2.Il centro di accoglienza giovanile

La casetta e il cascinale attiguo, acquistati nel 1978 dagli eredi di Giuseppe Gastaldi per interessamento dell’Ispettoria salesiana Centrale, sono affidati dal 1981 al gruppo Giovani Cooperatori e Giovani Exallievi dell’Ispettoria perché ne curino la conservazione e la destinazione ad usi giovanili.
Tre sono gli scopi dell’opera: 1) conservare dignitosamente la casa del giovane allievo di Don
Bosco; 2) rendere efficace il suo ricordo con una struttura a servizio dei giovani; 3) offrire ai membri laici della Famiglia Salesiana occasione di gestire direttamente una struttura per fini educativi e pastorali
Nella casetta di Domenico Savio, restaurata, l’antica cucina è stata adibita a uso cappella. Le due stanze del piano superiore contengono testimonianze della vita del giovane Santo e oggetti d’uso familiare dell’epoca, ed alcune espressioni devozionali, che testimoniano il particolare legame tra mamme e Domenico Savio.

AUDIOGUIDE

APPROFONDIMENTI

MAPPA