Capriglio

A due chilometri circa dai Becchi troviamo Capriglio, un piccolo paese composto da frazioni e borgate sparse tra il verde delle colline. Alla frazione Cecca, esiste ancora la casa ove Mamma Margherita nacque il 1 Aprile 1788, sestogenita di Melchiorre Occhiena e Domenica Bossone.
In questa costruzione di struttura rurale abitò Margherita fino al giorno delle nozze e qui, probabilmente, continuò ad abitare suo fratello, lo zio Michele, valido aiuto nei momenti difficili. Fu lui a condurre via dalla Cascina Moglia Giovanni, ad appoggiarlo nel suo desiderio di frequentare le scuole e a trovargli sistemazione in Chieri.
Qui, a Capriglio, Giovannino cominciò a frequentare le prime sommarie scuole elementari, nell’inverno 1824 e 1825, imparando a leggere, a scrivere, a mettere i primi numeri in colonna. Nelle altre stagioni si lavorava.
È interessante notare che il nonno materno di Don Bosco, Melchiorre, morì l’11 gennaio 1844, avendo così la gioia di vedere il nipote sacerdote.

1.CHIESA PARROCCHIALE E CASA DI DON GIUSEPPE LACQUA

A un chilometro circa dalla casa degli Occhiena sorge la Parrocchiale di Capriglio, luogo del battesimo e delle nozze di Margherita con Francesco Bosco. Sulla piazza attigua alla chiesa si affaccia la casa nella quale abitava il maestro del paese Don Giuseppe Lacqua. Al primo piano il maestro raccoglieva i bambini della Scuola Primaria Comunale. Anche Giovannino fu suo allievo almeno per due inverni. Egli, pur appartenendo ad altro comune, fu accolto grazie all’interessamento della zia Marianna Occhiena, domestica di don Lacqua. Si tratta del primo incontro di Don Bosco con la scuola. Durante questo periodo il fanciullo abitava con nonni e zii nella casa della Frazione Cecca.

1.MUSEO MAMMA MARGHERITA

Negli ambienti della Chiesa Parrocchiale è stato allestito un museo intitolato alla concittadina più conosciuta, Mamma Margherita.
Non è facile fare un museo incentrato sulla figura della mamma di Don Bosco. Era una contadina nata a fine Settecento. Era una moglie, ma soprattutto una madre costretta, dalla vita, a portare avanti la famiglia da sola, doveva gestire contrasti tra fratelli e fratellastri, accudire anziani non autosufficienti. Decise poi di seguire suo figlio in una scelta difficile e radicale, in un luogo che le era estraneo, che non aveva nulla di famigliare.
Nella sua vita ci sono le vite di migliaia di donne moderne. Vite fatte di “sottrazioni”, di rinunce, di conti fatti e rifatti mille volte. Non abbiamo trovato oggetti appartenuti a Mamma Margherita, perché lei risparmiò tutta la vita per donare quello che possedeva. Mamma Margherita non aveva nulla quando morì: questo ce la rende grande, e rende ancora più difficile celebrarla in un museo tradizionale.
Il museo racconta, dunque, di un micro-mondo fatto di caratteristiche geologiche (terra di fossili e stratigrafie millenarie), di caratteristiche chimiche (terra di gesso, di tufo), di caratteristiche botaniche (le erbe, le loro storie, le loro peculiarità); racconta, soprattutto, di una terra fatta di persone.

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