Castelnuovo Don Bosco

Castelnuovo don Bosco, “Terra di Santi e di Vini”. Il paese sorge all’estremità nord-occidentale della provincia di Asti, su di un colle leggermente elevato. In origine si chiamava Castelnuovo d’Asti, poi è stato modificato con il cognome del più illustre concittadino: Don Bosco.
Diede i natali a S.Giuseppe Cafasso e al beato Giuseppe Allamano.
Un paese ricco di storia, che affonda le sue radici nel Medioevo, con i centri storici di Castelnuovo Alto, di Mondonio, con gli antichi cascinali delle borgate di Morialdo, Nevissano e Ranello: custodi della civiltà contadina del Monferrato.
Qui Giovannino potè iniziare uno studio un po’ più serio verso il Natale del 1830. Percorreva una ventina di km al giorno, scalzo per risparmiare le scarpe, la strada che dai Becchi conduceva a Castelnuovo. Un tragitto duro, specialmente durante l’inverno. Così Mamma Margherita gli trovò una sistemazione in paese, presso un sarto. Fu così che Giovannino cominciò a maneggiare ago, filo e forbici, si esercitò alla tastiera dell’organo, mise mano al martello, alla forgia, e imparò perfino a governare un cavallo sul quale si scatenava in lunghe galoppate attraverso i prati.

1.Notizie generali


Fertile centro agricolo della provincia di Asti, noto per le sue produzioni vinicole, si arrocca su un dosso collinare del basso Monferrato, a 240 metri di altitudine, ed è lambito dal torrente Traversola. Oggi conta 2600 abitanti, mentre ai tempi di don Bosco ne aveva 3000.

2.La Chiesa Madre di Sant’ Andrea


Costruzione Barocca che risale ai primi anni del 1600 su una precedente chiesa gotica, conservadone le tracce soprattutto nella struttura della torre campanaria. L’abbellimento definitivo della chiesa è opera del parroco Mons. Giovanni Battista Rossi, che era rimasto entusiasta dell’inaugurazione della Basilica di Maria Ausiliatrice ad opera di don Bosco (1868) e volle anche a Castelnuovo una chiesa degna del paese. Nel corso del tempo, furono aggiunte l’altare laterale dedicato a S. Giuseppe Cafasso e, più tardi, la cappella di Don Bosco. Degno di nota, l’altare della Vergine Addolorata: opposto a quello del S. Rosario. La statua lignea dell’Addolorata, dono del Cafasso, vuole proporre la Madonna “da consolare”sulla stregua di una devozioni più sentite e tradizionali dell’800 Castelnovese: la Compagnia dell’Addolorata. In essa le giovani donne si formavano a vivere con fede accanto a Maria le pene di “questa valle di lacrime”. Il clima di raccoglimento che questa chiesa suggerisce invita ad alzare lo sguardo verso l’immagine di Maria Assunta in cielo. Il tutto fu oggetto di meditazione dei Santi dell’educazione, delle missioni e della carità cristiana: Giuseppe Cafasso, Giovanni Bosco, seguiti da Giuseppe Allamano e da un numero di grandi missionari e personalità di spicco. Ciò che però rende la visita a S. Andrea un’occasione unica, è la ricchezza e la freschezza di ricordi e di avvenimenti di cui porta i segni, qui di seguito vogliamo ricordarne alcuni: – 16 gennaio1811: Battesimo di s. Giuseppe Cafasso – 17 agosto 1815: Battesimo di s. Giovanni Bosco – 1823: prima confessione di Giovanni Bosco accompagnato dalla Mamma Margherita – 26 marzo 1826: prima comunione di Giovanni Bosco – 20 ottobre 1835: Giovanni Bosco indossa l’abito chiericale – 1838 Battesimo del Card. Giovanni Cagliero – 10 giugno 1841: Don Bosco celebra la sua prima Santa Messa Solenne in occasione della festa del Corpus Domini (quinta Santa Messa) – giugno – settembre 1841: Don Bosco svolge come viceparroco i suoi primi mesi di apostolato sacerdotale 21 gennaio 1851: Battesimo di Giuseppe Allamano – 8 aprile 1849: Prima comunione di S. Domenico Savio – 3 settembre. 1988: nel centenario della morte di don Bosco: la visita del S. Padre Papa Giovanni Paolo II

3.La chiesa dedicata alla “Madonna del Castello”


Sul luogo medioevale del castello dei Rivalba sorge un piccolo santuario del Seicento, affrescato in epoca barocca, consacrato alla Vergine Maria: la “Madonna del Castello”, festeggiata il 15 agosto. Alla Madonna di Castelllo, Giovannino fu affidato da Mamma Margherita al momento della nascita. Partecipò con tutto il paese alla grande festa dell’Assunta, alla Madonna egli lesse i propositi della vestizione. Qui Giovannino Bosco andò molto spesso insieme con i suoi amici a pregare. Un altro significato profondo è rievocato nel quadro della Madonna dietro l’altare centrale: la Madonna della cintura, ovvero la Madonna con Gesù che porge a sant’Agostino e a santa Monica il segno della penitenza e della mortificazione, della necessità di vivere sempre in continuo allenamento spirituale per vincere le malattie spirituali ossia i vizi. Questo era profondamente sentito nella cultura della sua terra. Ecco allora Giovannino che scambia il pane bianco di frumento col pane nero di segala, la penitenza che don Calosso gli cambierà perché non era adatta alla sua età. Don Bosco ha sempre insegnato ai suoi ragazzi la penitenza. La vita da lui scritta di Domenico Savio e di Francesco Besucco ne sono una limpidissima prova. Nella parte sinistra é appeso un quadro raffigurante san Filippo Neri, fondatore della “congregazione dell’Oratorio”. Giovannino Bosco ebbe da questo santo un’ispirazione per il suo apostolato fin da piccolo. Nella parte destra un dipinto di San Grato, protettore dei contadini da tutte le tempeste, aiutò a formarsi in lui la convinzione della presenza dei santi come modello ed intercessori nel momento del bisogno.

4.Monumento a don Bosco

Costruito nel 1898 fu il primo monumento a don Bosco nel mondo.
I suoi compaesani lo eressero in ricordo del loro più insigne concittadino. L’idea partì dal parroco don Giovanni Battista Rossi e fu accolta favorevolmente da tutti i compaesani. Un comitato iniziò una sottoscrizione per recuperare la somma necessaria. Parteciparono alla raccolta non solo i castelnovesi, ma anche personalità delle nazioni sud-americane che tramite i salesiani avevano conosciuto ed amato don Bosco e le sue opere.
Fu bandito un concorso aperto a tutti gli scultori di allora: tra i sedici partecipanti su scelto il progetto di Antonio Stuardi, un giovane scultore piemontese di Poirino, paese vicino a Castelnuovo. L’idea dello scultore è semplice e significativa: sintetizza in modo ammirabile l’opera di don Bosco: portare al Signore tutti i ragazzi specialmente quelli che per la loro situazione sarebbero in maggiore difficoltà.
Il gruppo marmoreo ispira un sentimento soave di benevolenza, di bontà e di pace spirituale: il piedistallo, in granito rosa di Baveno lucidato, è costituito da un dado, decorato agli angoli da quattro lesene scanalate e ornate di capitello a volute sorreggenti la cimasa intagliata a robusti ovoli. Le quattro facce sono ornate da riquadrature e due recano la data e la dedica stabilita. Lo zoccolo scaglionato e con opportuni risalti nelle sagome ricorrenti all’intorno, accresce molta grazia e semplicità all’insieme.
Possiamo dire che è stato pensato con un’intuizione profetica: don Bosco al centro ed ai lati due ragazzi: un europeo ed un nativo sudamericano.
In essi intravediamo Domenico Savio e Zeferino Namuncurà, due ragazzi santi, allievi di don Bosco e del cardinal Cagliero. Questi due ragazzi santi mettono in risalto i vasti orizzonti di don Bosco e l’universalità del suo metodo educativo. Nella piazzetta adiacente alla Chiesa (Piazza Don Bosco) fu eretto dai castelnovesi nel 1898, a dieci anni dalla morte del Santo, il primo monumento in sua memoria ad opera del poirinese Giovanni Antonio Stuardi: la Statua in marmo di Don Bosco tra un ragazzo europeo e uno indio.

1.Officina di Evasio Savio

Giovanni, arrivato a quindici anni a Castelnuovo per frequentare le scuole, nel primo periodo trovò un ottimo insegnante che lo comprese e lo aiutò negli studi.
Questo bravo insegnante, don Virano, fu nominato parroco del paese vicino di Mondonio e lasciò l’insegnamento ad un altro sacerdote che, avendo difficoltà di rapporto con gli allievi, in quanto non riusciva a tenere la disciplina, si convinse che Giovanni, venendo da una borgata, non era adatto agli studi e quindi lo lasciò perdere, rifiutandosi persino di sentirlo e di correggere i suoi compiti.
Abbandonato dall’insegnante, Giovanni ebbe quindi a disposizione più tempo libero, ed essendo il gruppo delle fucine proprio fuori della porta del paese, ed avendo fatto conoscenza con il fabbro Savio Evasio incominciò a frequentare la sua «fucina» ed in breve tempo “apprese il modo di lavorare alla forgia, colla mazza e la lima e divenne un discreto fabbro ferraio”.
Evasio Savio, presentandolo a don Cinzano, lo aiutò anche a trovare i mezzi economici per andare l’anno seguente a finire le scuole a Chieri ed entrare poi in seminario.

2.La casa Canonica

Questa casa si trova appena imboccata la strada che dalla piazza scende verso il paese. Giovanni la frequentò durante le vacanze del 1832, dopo il primo anno di scuola pubblica a Chieri, accolto dal parroco Don Bartolomeo Dassano, che si offrì per alcune ripetizioni di latino.
Giovanni Bosco, avendo bisogno di aiuti economici per poter andare a studiare a Chieri si rivolse al futuro parroco di Castelnuovo, don Cinzano, facendosi presentare dal fabbro Savio Evasio. Nel primo incontro, il sacerdote si intrattenne con lui e rimase così soddisfatto delle risposte avute che chiese a Giovanni se poteva rimanere in canonica come custode. Gli avrebbe dato il vitto e l’alloggio. Giovanni, contentissimo, accettò prontamente la proposta.
Nominato in seguito parroco di Castelnuovo, don Cinzano si fissò stabilmente nella canonica.
Giovanni in tutto il tempo delle vacanze di quell’anno continuò a frequentarlo prestando tutti quei servizi che poteva. Il prevosto ammirava Giovanni, ed essendo uomo di lettere, s’intratteneva spesse volte con lui sulle materie studiate, sulla bellezza della lingua e dello stile degli autori spiegati, sul modo d’interpretarli e aprì a Giovanni nuovi orizzonti.
Gli era stato detto dai suoi parrocchiani che Giovannino Bosco era dotato di memoria così pronta e tenace da ritenere facilmente e ripetere ai suoi compagni le prediche e le istruzioni ascoltate in chiesa. Anche lui raccontava che una domenica, discendendo dal pulpito, lo volle intrattenere per interrogarlo e accertarsi della verità di quanto si diceva, e che Giovannino gli ripeté con sua meraviglia tutta intera la predica da lui fatta, senza esitare un solo istante.
In questa casa il parroco festeggiò l’ordinazione sacerdotale di don Bosco con le persone ragguardevoli del paese e con i suoi parenti.
Successivamente, dopo l’ordinazione, don Antonio Cinzano lo ospitò e lo avrebbe voluto come viceparroco, ma Don Bosco seguì in consiglio di Don Cafasso: trasferirsi a Torino per completare gli studi.
Nell’archivio parrocchiale è conservato il registro dei battesimi su cui è annotato anche quello di Giovanni Bosco.

3.La scuola Pubblica

Sempre sulla strada principale, si trovano le scuole di Castelnuovo, costruite proprio laddove studiarono studenti come Giuseppe Cafasso e Giovanni Bosco. Quest’ultimo le frequentò nell’anno scolastico 1830-1831.
Professore di Giovanni fu don Emanuele Virano che lo incoraggiò molto negli studi, finchè non fu promosso parroco di Mondonio e quindi sostituito da Don Nicola Moglia, zio di Luigi Moglia che generosamente aveva accolto Giovannino come garzone della cascina di Moncucco.
Dopo i primi giorni di scuola, risultando eccessivamente gravoso il cammino da percorrere, Mamma Margherita risolve la situazione con l’aiuto del sarto di Catelnuovo, Giovanni Roberto. Quest’ultimo, oltre ad offrirgli pensione completa, permette a Giovanni di avere tempo di studiare, apprendere il taglio e cucito, imparare a suonare il cembalo e il violino e diventare cantore nelle funzioni parrocchiali.

4.La cappella di San Bartolomeo

Di fronte alla scuola, sulla sinistra, una rampa conduce alla Chiesa di San Bartolomeo. E’ indicata da alcune testimonianze come il luogo di una delle prime predicazioni del chierico Bosco: il 24 agosto 1840, venuto a mancare il predicatore, egli lo sostituì all’ultimo momento con esiti brillanti.

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Consultare il sito del comune di Castelnuovo don Bosco: www.comune.castelnuovodonbosco.at.it
o La Cabalesta: www.lacabalesta.it