Mondonio

A circa due chilometri da Castelnuovo, sulla strada per Gallareto e Montechiaro, si incontra Mondonio, paese di Domenico Savio. Nella casa di quest’ultimo sono raccolti alcuni ricordi di famiglia. Da qui Domenico, con suo padre, andò a incontrare Don Bosco: il sentiero percorso da Domenico è indicato da apposita segnaletica per quanti amano ripercorrere i passi e meditare i sentimenti vissuti dal giovane Santo.

Domenico Savio incontrò don Bosco ai Becchi il 2 ottobre 1854, e fu accettato da lui a Valdocco. Si ammalò poi gravemente, e tornò a casa, dove morì il 9 marzo 1857. Don Bosco annunciò così la sua morte ai ragazzi dell’oratorio: “la sera del 9 marzo eravi un angelo di meno in terra e uno di più in cielo”.

1.Casa di Domenico Savio

Carlo (1815-1891) e Brigida (1820-1871) Savio si erano trasferiti a Mondonio, con i figli, nel febbraio 1853, andando ad abitare la prima casa che si incontra a sinistra, salendo lungo la strada principale del paese. La casa, affittata dai fratelli Bertello, fu abitata dai Savio fino all’anno 1879. I Salesiani la acquistarono nel 1917, pagandola 2000 lire.
Il locale che si trova sopra il vano-cantina, e al quale si accede anche dalla strada sul retro della casa, veniva utilizzato da papà Carlo come officina per la sua attività di fabbro.
I coniugi Savio ebbero dieci figli. Sei morirono bambini o giovanissimi.
Papà Carlo, morta la moglie Brigida Gaiato (1871), dopo aver accasato le tre figlie Maria Caterina Raimonda (1845-1912), Maria Caterina Elisabetta (1856-1915?) e Maria Firmina Teresa (1859-1933), nel 1878, lasciato il figlio Giovanni Pietro (1850-1894), si trasferì con Don Bosco a Valdocco, dove morirà il 16 dicembre 1891 all’età di 76 anni.
Di fronte alla casetta si trova il primo monumento dedicato a Domenico Savio. Fu inaugurato nel 1920 dal Cardinale Giovanni Cagliero, che era stato assistente e maestro di musica di Domenico all’Oratorio di Valdocco.

2.Chiesa parrocchiale e scuola

Inerpicandosi lungo la strada, che costeggia la casa di Domenico Savio, si arriva alla chiesa parrocchiale, dedicata a san Giacomo. Qui Domenico, fino alla sua partenza per Valdocco e poi durante i brevi giorni di vacanza, partecipa ogni giorno alla messa. Preferisce pregare davanti a una statua della Madonna del Rosario, collocata in una nicchia in fondo alla chiesa, a destra di chi entra. Oggi quella statua non c’è più: nel 1863 fu trasferita nella chiesetta del Rasetto, frazione nella quale abitava il nonno di Domenico. La festa patronale del paese si celebrava il giorno della Madonna del Rosario, la prima domenica di ottobre, come ai Becchi aveva iniziato a fare Don Bosco dal 1848. È proprio il lunedì 2 ottobre 1854, giorno successivo alla festa, che papà Carlo e Domenico – per interessamento di don Cugliero, maestro di scuola nel paese – si recarono ai Becchi per incontrare Don Bosco.

Poco oltre la facciata della chiesa, una stradicciola, che sale a sinistra, conduce davanti a un edificio che, dall’Ottocento fino a tempi recenti, è stato utilizzato per la scuola elementare del paese. Domenico Savio la frequenta dal febbraio 1853 al giugno 1854, sotto la guida del maestro don Giuseppe Cugliero.
Qui avviene il fatto ricordato nella biografia scritta da Don Bosco. Accusato ingiustamente di una grave mancanza disciplinare, subisce in silenzio i rimproveri e il castigo del maestro, per evitare l’espulsione dei veri colpevoli. Sulla porta della scuoletta una lapide, collocata nel 1952, ricorda il fatto (la data di frequenza della scuola indicata sulla lapide è però errata: non 1852, ma 1853).

1.Cappella cimiteriale

Poco al di sotto della casa dei Savio, presso la strada provinciale, esiste ancora la cappella dell’antico cimitero di Mondonio nel quale furono sepolti Domenico, i suoi fratellini e la mamma. Nel cimitero (che è stato smantellato nel 1942) i resti di Domenico rimasero sino al 1914, quando, all’aprirsi del processo apostolico per la causa di beatificazione, furono trasferiti a Torino in Maria Ausiliatrice.
Domenico era stato interrato in una semplice fossa. Due anni dopo, un pio signore di Genova che ne aveva letta la biografia scritta da Don Bosco (1859), ammirato per le sue virtù fece collocare su quella tomba una piccola lastra di marmo con questa iscrizione: “Domenico Savio modello di virtù — ai giovanetti — morto — il nove marzo — MDCCCLVII — in età d’anni quindici”. Nel 1866 la salma, riesumata dalla fossa in piena terra, fu composta in una cassa nuova e deposta in un loculo entro il muro posteriore della cappella, all’altezza della base dell’altare. La lapide del signore genovese venne fissata sulla stessa parete esterna. Oggi la piccola lastra è stata collocata nel giardinetto dietro la cappella, sul luogo della primitiva sepoltura. Nel 1907, cinquantesimo anniversario della morte, le spoglie del giovane furono ricomposte in un sarcofago in marmo bianco ancora visibile nella cappella.
La traslazione della salma a Torino nel 1914 fu avventurosa. Quando il 19 ottobre autorità religiose e civili si presentarono a Mondonio per il trasporto, trovarono tutti gli abitanti del paese schierati attorno alla cappella per impedirlo, in atteggiamento minaccioso: non volevano perdere il loro piccolo protettore. Per il momento si procedette alla ricognizione, rinunciando al trasporto. Di ricuperare la salma fu incaricato allora don Cesare Albisetti, futuro grande missionario, che era alla vigilia della sua partenza per il Brasile. Egli, dalla casa salesiana di Castelnuovo, arrivò a piedi a Mondonio (27 ottobre); trovata la cappella aperta, asportò l’urna che nel primo tentativo era già stata estratta dal sarcofago, e la trasferì a Torino con l’aiuto di un automobilista precedentemente avvisato. Gli abitanti di Mondonio si accorsero subito del fatto, ma non giunsero in tempo per impedirlo.

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