Morialdo

A nord del santuarietto di Maria Ausiliatrice e della casa di Giuseppe, una strada raggiunge un gruppo di abitazioni che dà il nome alla frazione di Morialdo.
Nel cammino verso Morialdo si scorge il più maestoso e alto campanile del Monferrato: il Campanile di Buttigliera. Nel 1833, a 18 anni, in quella chiesa don Bosco ricevette il sacramento della Cresima. Su questa strada strada fece uno degli incontri decisivi della sua vita: Don Calosso.

1.CASA DI SAN DOMENICO SAVIO

Arrivando dal Colle, s’incontra innanzitutto un edificio con la lapide che ricorda la permanenza della famiglia Savio; qui soggiornò San Domenico Savio dal 1843 al 1853.
Don Bosco, raccontando la vita del suo allievo, presenta una serie di eventi avvenuti proprio in questa casa: i gesti d’affetto nei riguardi del padre che torna a casa dopo il lavoro e il rifiuto di mettersi a tavola con l’ospite che si è seduto senza pregare.

2.CHIESA DI SAN PIETRO E CASA DEL CAPPELLANO

Questa è la cappella della frazione di Morialdo, dedicata a San Pietro. Era la chiesa frequentata ordinariamente dalle famiglie dei Becchi, troppo lontane dalla parrocchia di Castelnuovo.
Qui, Giovannino verso gli undici anni, durante la festa patronale, si preoccupa di convincere la gente a interrompere i divertimenti e a partecipare alle funzioni vespertine.
Questa chiesa di campagna, che proprio negli ultimi anni della vita di Don Bosco è stata quasi raddoppiata, è stata testimone di momenti formidabili della vita di Giovannino e di Domenico Savio. Situata a due chilometri dai Becchi, questa chiesa, officiata dal parroco o da un suo collaboratore, è stata frequentata da Francesco Bosco, dalla moglie Margherita e dai tre bambini, dalla famiglia di Domenico Savio e dalla famiglia del trisnonno del Papa.
In essa si trova un confessionale del 1700 usato dai Morialdesi specialmente nelle grandi feste.
La chiesa, oggi come allora, viene sempre curata con molta attenzione dalla popolazione della frazione.

3.INCONTRO TRA DON CALOSSO E GIOVANNINO BOSCO

Nell’estate del 1829 giunse a Morialdo Don Giovanni Melchiorre Calosso, che assunse la cura pastorale della zona, come cappellano. Egli svolse un ruolo fondamentale nella formazione di Giovanni adolescente, reduce dalla cascina Moglia e in difficili rapporti con il fratello Antonio.
Don Calosso scoprì ben presto l’intelligenza e la bontà d’animo di Giovanni, così si offrì di aiutarlo negli studi, introducendolo ad una autentica vita spirituale.

1.INCONTRO TRA IL CHIERICO CAFASSO E GIOVANNINO BOSCO

A Morialdo, durante una festa religiosa, di fronte alla porta della chiesa, Giovanni fa conoscenza del chierico Giuseppe Cafasso, premessa di un’altra fecondissima amicizia. San Giuseppe Cafasso sarà maestro di teologia pastorale, confessore e direttore spirituale di don Bosco durante i primi vent’anni del suo sacerdozio.
Quando nel 1841, dopo l’ordinazione sacerdotale, Giovanni Bosco si troverà a decidere su alcune proposte di impiego pastorale – tra le quali quella di cappellano proprio a Morialdo – il Cafasso lo convincerà a frequentare il Convitto Ecclesiastico di Torino per un perfezionamento culturale e pastorale. Egli, infatti, già intuiva la missione particolare che il Signore riservava al giovane prete dei Becchi.

2.LA COLLINA IN REGIONE “SUSSAMBRINO”

Di fronte al bivio per Buttigliera, sul pendio di una collina coltivata a vigneti si vede biancheggiare la casa del Sussambrino.
Nel 1830 Giuseppe Bosco, appena diciottenne, prende in affitto questo podere in collaborazione con Giuseppe Febbraro e si trasferisce nella cascina, portando con sé mamma Margherita e il fratello Giovanni. Tornano così la serenità famigliare ed un briciolo di sicurezza economica in più, anche se il lavoro si raddoppia. La madre e il figlio minore, infatti, alternano la loro residenza tra questa abitazione e i Becchi, secondo la necessità dei lavori agricoli.
Giovanni, che dal 1831 si è trasferito a Chieri per frequentarvi la scuola pubblica prima e il Seminario poi, ritorna durante le vacanze estivo-autunnali al Sussambrino. Fattosi ormai robusto giovanotto presta un valido aiuto nel podere, sfruttando però ogni momento libero per i suoi studi.
Il busto in bronzo collocato sul muro del rustico ricorda questi anni laboriosi e felici.

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