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Avrà luogo a Roma, dal 19 al 21 marzo 2015, il Convegno Internazionale di Pedagogia Salesiana “Con Don Bosco, educatori dei giovani nel nostro tempo”, uno dei grandi appuntamenti di quest’Anno Bicentenario. In preparazione a quell’evento vi proponiamo un’intervesta audio a don Vito Orlando, SDB, Vicerettore dell’Università Pontificia Salesiana, coordinatore del convegno

 

Ed inoltre alcune riflessioni nate dalle domande rivolte direttamente da ANS.

Da molti anni si sente parlare di “emergenza educativa”. Che cosa può aiutare a cogliere il significato più vero di questa espressione?

È vero, di “emergenza educativa” si parla da molti anni. Credo, tuttavia, che non sia inutile qualche precisazione.

Se guardiamo all’emergenza come ad una situazione di allarme, che indica un pericolo, potremmo farci prendere dal panico, assumere atteggiamenti di ansia e accettare qualsiasi forma di soluzione del pericolo.

Se il termine emergenza lo prendiamo nella sua radice e significato più profondo, siamo chiamati a fare attenzione, a qualcosa che sta e-mergendo, che si comincia a intravedere e che chiede attenzione e impegno di comprensione perché ci riguarda e dobbiamo prendercene cura.

Se guardiamo alla “emergenza educativa” da questo secondo punto di vista, ciò che è emerso sempre più chiaramente in questi anni è la difficoltà di educare e la crisi dei modelli educativi. I profondi cambiamenti sociali, culturali e comunicativi hanno provocato un disorientamento negli adulti, che si trovano spesso nella difficoltà di comprendere il loro ruolo e la loro responsabilità educativa e corrono il rischio di cedere alla tentazione di rinunciare al compito.

In verità (come scrisse Benedetto XVI nella sua Lettera alla Diocesi e alla Città di Roma) non si può far ricadere tutto sulle responsabilità individuali perché vi è “una mentalità e una forma di cultura umana che portano a dubitare del valore della persona umana, del significato stesso della verità e del bene, in ultima analisi della bontà della vita”.

Quali sono secondo lei, oggi, i principali bisogni educativi delle giovani generazioni?

Quanto più si prende consapevolezza dei profondi cambiamenti culturali e della loro portata antropologica, tanto più l’attenzione va a ciò che può accrescere fiducia e speranza, sia negli adulti, sia nei giovani. I giovani oggi hanno bisogno di punti di riferimento che li aiutino a individuare il loro cammino di crescita.

Da tempo sto cercando di indicare che c’è bisogno di offrire una bussola per aiutare e trovare la rotta e sostenere nel cammino. I giovani hanno bisogno di fondamenti, alcune convinzioni che possono aiutare a costruirsi come persone, di individuare obiettivi che aiutino a valorizzare le capacità e diano senso agli impegni, di cardini che possano illuminare e motivare gli sforzi e la possibilità di contare su compagni di viaggio con i quali condividere la costruzione della pienezza di vita.

Quale può essere lo specifico contributo della pedagogia salesiana nel contesto attuale?

Il fondamento, la radice feconda della pedagogia salesiana è la fede e la visione cristiana della vita. Su questa radice prende vita il progetto educativo di Don Bosco nelle sue finalità, motivazioni e anche nella scelta più congruente dei percorsi e processi che ne consentano la piena attuazione. La “dignità di figlio di Dio” e il conseguente rispetto per ogni ragazzo, anche nella sua fragilità, sono elementi fondamentali dell’eredità di Don Bosco.

Il cuore della pedagogia salesiana, che consente di rendere efficace l’educazione, è la relazione: una presenza amorevole, incoraggiante, stimolante e capace di sostenere il cammino della vita con ragioni convincenti che aiutano a valorizzare le proprie capacità e a diventare “buon cristiano e onesto cittadino”.

Oggi siamo chiamati a realizzare una relazione educativa efficace in una realtà sociale complessa, molto frammentata, con una forte pluralità culturale, con orizzonti planetari, con una grande diversità di prospettive di inserimento sociale e realizzazione personale. In queste condizioni non è semplice arricchire la relazione educativa di cordialità, di allegria, senza rinunciare a impegno, responsabilità nella crescita e realizzazione personale autonoma.

Per essere propositivo, come insegna Don Bosco, un educatore deve “farsi tutto a tutti”, deve guadagnarsi la fiducia e la confidenza, per accompagnare la crescita nel rispetto della sua grandezza e fragilità, ma riconoscendone sempre la dignità. Per questo gli educatori salesiani sono accanto al ragazzo per difenderlo da ogni rischio di emarginazione nella realtà sociale attuale.

Come educatori, secondo lo spirito e lo stile di Don Bosco, dobbiamo credere nelle potenzialità di bene presenti in ogni giovane; sentire dentro di noi e vivere quello che don Bosco viveva: “mi basta che siate giovani perché vi ami”. Con questo amore espresso e fiducia conquistata, dobbiamo riuscire a captare i desideri profondi e aiutare a soddisfarli mettendo a profitto le loro potenzialità. In questo modo si potrà realizzare quanto dice ancora Don Bosco: “chi sa di essere amato ama, e chi è amato ottiene tutto, specialmente dai giovani”.

Il Sistema Preventivo riesce ancora a rispondere ai bisogni dei giovani a rischio di esclusione?

Don Bosco ha scelto, pensato, sperimentato, vissuto e, infine, brevemente elaborato il Sistema Preventivo a partire dalla sua osservazione e dal suo incontro con i ragazzi in strada, nelle carceri, nell’esperienza di Valdocco e nell’avvio della sua opera anche al di fuori di Torino.

Le sue raccomandazioni ai Salesiani in partenza, lo scambio di lettere, esprimevano il suo desiderio di essere accanto ai suoi in tante situazioni di frontiera. L’ascolto paterno di quanto gli perveniva dai luoghi ove i suoi figli sperimentavano l’amore, la cura, la dedizione per la salvezza di ragazzi e giovani emarginati e/o in estrema situazione di bisogno, era il suo modo di verificare e di suggerire come vivere lo spirito di Valdocco dovunque si avviava un’opera educativa nel suo nome.

Si potrebbe dire che le sue modalità di accompagnare e stare accanto ai Salesiani che inviava nelle varie parti del mondo, ha facilitato la messa in atto del Sistema Preventivo e di verificare la sua efficacia nei contesti più diversi. Accompagnati da Don Bosco, i Salesiani hanno avuto la capacità di adattarlo, ripensandolo e realizzandolo secondo lo spirito e lo stile del luogo di origine.

Al Convegno saranno presentate “buone pratiche” di servizio educativo per ragazzi e giovani nelle periferie delle diverse parti del mondo (Africa, America Latina, Asia, Europa). Si tratta di esperienze che provocano grande ammirazione per la dedizione, l’intelligenza organizzativa, la forte condivisione, la diversità dei modi di farsi carico dei bisogni, di proteggere e di promuovere il recupero di ragazzi esposti a rischi e strumentalizzazioni umanamente impensabili.

Il non essere indifferenti all’incredibile presenza di ragazzi e giovani emarginati, la scelta di cercarli, di stare accanto, di proteggerli, di offrire possibilità e prospettive di cambio della loro vita, è una realtà così diffusa che veramente fa riconoscere la presenza e la dedizione di tanti secondo lo spirito di Don Bosco.

Si tratta veramente di una missione educativa e redentiva e non di un semplice servizio sociale di assistenza. Al ragazzo di strada si offre la possibilità di trovare accoglienza, scoprire la concreta possibilità di cambiare la propria vita, formarsi per un concreto inserimento sociale e lavorativo.